Vigan Mustafà incontrare un campione

fratelli di viganVigan Mustafà incontrare un campione

Si aprono le porte a Vigan Mustafà per il campionato italiano mediomassimi

Una notte scintillante di stelle organizzata da Cristiano Mazzoni manager della S.A.F. Boxe Firenze e Massimiliano Masi manager della Best Gloves  all’Arena estiva dell’Atletica Castello via Reginaldo Giuliani a Firenze che ha visto disputare nove incontri dilettantistici sottoclou che hanno anticipato l’incontro professionistico 6 round categoria mediomassimi che ha visto il pugile Kossovaro ormai naturalizzato italiano, il fiorentino Vigan Mustafà contro l’avversario serbo  Slobodam Culum di Novi-Sad (ex Jugoslavia), in un match difficilissimo, concluso con la vittoria del fiorentino Vigan Mistafà per KO tecnico alla 5° ripresa dandogli il diritto di essere il primo sfidante ufficiale al prossimo incontro per il Campionato Italiano Mediomassimi, infatti l’obbiettivo di Vigan era quello di arrivare ad avere l’ufficialità di disputare il titolo italiano, le condizioni sembrano esserci tutte ed il match di ieri sera ha rappresentato un’ulteriore test dopo l’ottima prova disputata in maggio contro il parmense Stefano Failla.
Vigan è un campione, di vita e di pugilato, un grande pugile,  preparato, con ottime tecniche di combattimento, un campione sul ring, ma soprattutto campione nella vita, un ragazzo semplice con un cuore immenso.
Vigan come hai iniziato a praticare pugilato?
Vedi, dobbiamo fare una grande distinzione fra i ragazzi del vostro mondo, italiani, europei, di altri paesi, e noi Serbi del Kosovo, i vostri ragazzi crescono nella serenità, persino nelle famiglie più disagiate voi avete la scuola dell’obbligo, la sanità gratuita e  praticate lo sport fin da piccoli, tennis, nuoto, calcio, pallavolo e altro, per voi lo sport è “normalità”, per voi lo sport vuol dire calcio, siete tutti pazzi per il calcio, da noi lo sport è riscatto, noi abbiamo vissuto nel dolore, nati in guerra e cresciuti in guerra, noi si pensava solo alla difesa, ogni giorno che passava era un giorno di vita, di sopravvivenza e l’unica cosa che ci poteva fare rialzare la testa è lo sport, praticato a livello nazionale, e allora lo sport ti fa diventare un eroe.
Io ho iniziato a boxare grazie al mio fratello maggiore, noi siamo quattro fratelli e il mio fratello maggiore Ilir è stato un grande pugile, un campione, ha terminato per limiti d’età ma ha fatto una cosa fantastica, ci ha chiamato in Italia, proprio per “salvarci”, levarci dalla guerra, proteggerci. Dopo 3 mesi, scaduto il Visto, ho chiesto asilo politico e sono rimasto nella vostra bella Italia, sono diventato Italiano. Appena arrivato in Italia ho conosciuto una palestra a Firenze dove si praticava la boxe, ho visto le esibizioni del mio fratello e mi son detto: devo provare anch’io! Ero molto incuriosito, affascinato da questo sport, io ho un carattere “combattivo e agonistico” ho visto una manifestazione e mi sono iscritto e ho iniziate a boxare, ho fatto la prima gara ed ho vinto e da allora è iniziata la mia avventura.
Cosa vuol dire “agonismo”?

Qui in palestra ci sono ragazzi che praticano la boxe da anni, ma senza grinta, vedo che gli manca un guizzo, una ispirazione, se non sali sul ring non puoi sapere se questo è il tuo sport, ogni giorno devi passare un esame,  il ring, che è l’esame, l’unico metro di giudizio, vedi, dalla sala pesi della palestra che avevo iniziato a frequentare intravedevo il ring. Una volta ho visto un incontro di due ragazzi, quello più piccolo sovrastava un pugile molto più grosso di lui, allora ho pensato che non era necessario diventare grosso, ma avere passione, grinta, agonismo.
Secondo te è giusto che il pugilato sia praticato anche da donne?
E’ in Italia che ho conosciuto una diversa concezione della donna, la dolcezza di mia moglie, la sicurezza della famiglia, i miei figli, un maschio e una ragazza, per me la donna è  un mondo perfetto, al mio paese la donna è difesa, disperazione, una guerriera, purtroppo soccombente. Guarda Irma Testa, 18 anni, poche parole ma tanta grinta, nel mondo dello sport ormai è conosciuta perché è la prima pugile italiana ad essersi qualificata per i Giochi Olimpici, ha rappresentato l’Italia per il pugilato femminile alle Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro. Ti faccio ridere la mia main sponsor, tra gli altri,  è una giovane donna, Anna Maria Vitellozzi, una valente imprenditrice che si occupa di Firenze Industrie spa, azienda di famiglia, una azienda toscana di famiglia, e lei mi segue con suo marito e il figlio perchè suo padre era tifosissimo di boxe, le riporto alla mente i suoi ricordi più belli, suo padre che parlava sempre di sport e di boxe.
Che cosa ti ha insegnato la boxe?«
Tre minuti, un minuto, prima di tutto il tempo,  la cosa più bella che ti insegnano quando entri in una palestra di pugilato per la prima volta è avere rispetto del tempo, al mio paese il tempo è l’entità che ti permette di rimanere vivo. Il ring: tre minuti di lavoro e un minuto di riposo e poi determinazione, grinta e coraggio, questo sport è capace di tirarti fuori tutte queste qualità insieme.

Come definiresti il pugilato?
Per me è il riscatto, io salgo sul ring per l’Italia, da Italiano e da uomo libero, il pugilato non è un hobby, la pesca, jogging, vela, canottaggio, calcio, una corsetta possono essere considerati un hobby. Mi sento un pugile a tutti gli effetti; il pugilato non è né un hobby né una professione, ma è uno stile di vita. Ho sempre tanto entusiasmo, come se fosse la prima o l’ultima volta,  ogni volta potrebbe essere il mio ultimo match.  Io parlo di pugilato con emozione, le cose che amo di più al mondo sono il pugilato e famiglia, Firenze e l’Italia che ci ha accolto, mia moglie, mia figlia e il mio bambino Edward.
Ma la tua è una scelta di vita difficile? sono tanti  i sacrifici?
Nel periodo che precede la gara i sacrifici sono tanti, non bere, alimentazione corretta, non fare tardi, non fumare, ma ti assicuro che, come dite voi, il gioco vale la candela.
Vigan cosa vuol dire alzare la mano?
Quell’ alzata di mano vuol dire che sono un pugile, è stress, fatica fisica, pianto, sacrificio e….gioia, la gioia di un uomo libero che ha vinto.
Oggi, quali sono i tuoi obiettivi?
Obiettivi adesso: il rientro ufficiale per il titolo Italiano, riconfermarmi al campionato italiano. Poi sogno i mondiali l’anno prossimo.
Vigan, ti ringrazio per la tua intervista, vuoi fare un saluto ai tuoi fan?
Un saluto a tutti i ragazzi Italiani con il consiglio di praticare la boxe, perché quando si sale e si vince sul ring si vince come campione, ma soprattutto nella vita perché ti fa capire i valori e il rispetto, un ringraziamento va ai miei fratelli Ilir e  Sead, al mio team, grazie per avermi inculcato questa filosofia di vita, come pugile e come uomo.
Testo: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Carlo Bressan

Vigan Mustafà incontrare un campioneultima modifica: 2017-08-01T17:03:14+00:00da viaggiesvaghi
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