“Love on the skin”Arte, moda e dialoghi dal mondo

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Mostra/Convegno Curata da Helene Blignaut & Marina Corazziari

Lunedì 30 ottobre 2017

La Mostra proseguirà sino al 7 novembre 2017 h. 10.00-18.00

“Parole che superano la percezione superficiale e vanno in fondo all’anima. La parola “pelle” è coinvolgente, sensoriale. E credo che il gioiello e l’abito siano infatti un momento d’amore che ha bisogno del calore della pelle” Helene Blignaut
Apertura ufficiale del suo show room a Bari con una storia fantastica, quella della stilista di 22814284_10210382800749386_7732604589045106740_ngioielli Marina Corazziari, che è sempre stata pioniere del suo tempo e coerente con il suo passato, un ponte continuo fra i gioielli vissuti e quelli futuri da disegnare.
In mostra le preziose creazioni di Marina Corazziari, scenografa e designer di gioielli scultura conosciuta a livello internazionale che faranno da trait d’union con gli abiti sognanti di haute couture dello stilista Jamal Taslaq di origine palestinese, definito il sarto delle Principesse, che veste tra le altre anche la regina Rania di Giordania. Gli abiti dello stilista Massimo Crivelli, tra i più apprezzati creatori di moda contemporanei italiani. E da Parigi arriveranno le creazioni della stilista Maria Laura Joamatana, di origini del Madagascar , con i suoi fantastici abiti ispirati al Mediterraneo.
Le ‘ Fotografie dal mondo’ sono di Oronzo Scelzi. I dipinti ‘ Religions for Beginners’ di Guido Corazziari .
Un seminario di spessore internazionale , una mostra itinerante di arte, di moda e non solo che resterà aperta dal 30 ottobre al 7 novembre nel Salone degli Affreschi per poi partire alla volta di Lecce, Roma Milano, Bolzano, Parigi e Durban.
L’evento ha il patrocinio di Uniba- Universtià degli Studi di Bari, Comune di Bari- Municipio I, Fidapa nazionale BPW Italy, Commissione Pari Opportunità Regione Puglia, Confindustria Bari- Bat-, Stati Generali delle Donne, Casa delle Donne del Mediterraneo , Lilt for Women, Onps ( Osservatorio nazionale permanente sulla sicurezza).

SALONE DEGLI AFFRESCHI – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BARI
LUNEDI’ 30 OTTOBRE 2017 ORE 11.00-13.00

Sandro Chia I guerrieri di Xi’an

arcierePinacoteca Metropolitana di Bari “Corrado Giaquinto”

Sandro Chia  I guerrieri di Xi’an

ottobre 2017 – 31 marzo 2018

La Pinacoteca Metropolitana di Bari, il cui percorso espositivo ricco e variegato (si va dall’XI al XX secolo) sembra essere particolarmente congeniale ad offrire nuovi, interessanti punti di vista sull’arte contemporanea, rinnova questo fortunato esperimento ospitando nelle sue sale, nel periodo ottobre 2017 – marzo 2018, una mostra a cura di Enzo Di Martino e di Clara Gelao.
Il cui nucleo più significativo è costituito da dieci grandi sculture dipinte di Sandro Chia, ovvero le copie in terracotta tratte da altrettanti elementi del celebre esercito di guerrieri dell’imperatore Qin Shi Huang ritrovate in Cina, nei pressi di Xi’an, nel lontano 1974, rielaborate dal grande artista toscano con una personale, vivacissima cromia di carattere “segnico”.
Si tratta di un vero e proprio procedimento di “riappropriazione artistica”, che conferisce una nuova vita e un nuovo, singolare significato a questi pezzi “archeologici”, già in origine dipinti, anche se oggi la loro cromia originaria è andata del tutto perduta, che il UN GUERRIERO PARTChia, lavorando sulle copie, carica del proprio gesto pittorico, forte e risoluto, “maschio, irruento, dinamico e riconoscibile” (Daria Jorioz), facendone delle opere del tutto originali e personali.
Completano questa affascinante mostra, che trae ulteriore interesse dal confronto con l’antico “occidentale”, così come emerge nelle sale della Pinacoteca, una preziosa sequenza di piccole teste di guerrieri in terracotta, anch’essi rivisitate dall’artista con audacissime cromie, e quattordici grandi, coloratissimi monotipi, opere assolutamente uniche, non replicabili, assimilabili al dipinto, alla tecnica mista o al disegno, in cui gli elementi caratterizzanti sono il segno e il colore forte e vivace.

Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”
Via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27 (IV piano)
70121 Bari
Telef. 080/ 5412420-2-4-6-7 www.pinacotecabari.it

Per informazioni: Tel: 080/5412420-2-4-6-7
Ufficio Stampa Pinacoteca: Tel. 080/5412427
pincorradogiaquinto@gmail.com
pinacoteca@cittametropolitana.ba.it

Alla Pinacoteca metropolitana di Bari si può arrivare in treno (dalla stazione 10/15 minuti a piedi), in aereo (30 minuti per giungere in centro città col taxi o col terminal), pullmann provenienti da varie destinazioni. Diversi autobus cittadini si fermano dinanzi all’ex Palazzo della Provincia.
Se si giunge in auto, è consigliabile lasciare la vettura nel grande parcheggio comunale “Pane e Pomodoro”, ubicato nel tratto sud del Lungomare, e di lì prendere la navetta B, che si ferma all’altezza del Palazzo della Regione, distante pochi metri dal Palazzo dell’ex Provincia dove, al IV piano, ha sede la Pinacoteca. Il parcheggio per 24 h e la navetta costano € 1,00.

Giorni e orari di apertura:
dal martedì al sabato 09,00 – 19.00
(ultimo ingresso consentito ore 18:30)
domenica 09.00 – 13.00 (ultimo ingresso consentito ore 12:30)
lunedì e festività infrasettimanali chiuso

Biglietto intero € 3,00

Biglietto ridotto € 0,50:
– soci ICOM*;
– soci FAI*;
– soci TOURING*;
– soci EMERGENCY*;

* muniti di relativa tessera di iscrizione alla categoria o altro documento equivalente

Ingresso libero per tutti:
– la prima domenica di ogni mese (D. M. MIBACT 27-6-2014 n. 94)
– in occasione di eventi, quando espressamente indicati in sede e
su locandine e inviti.

La biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura

– possessori coupon QUI!CULTURA;
– soci COOP*;
– insegnanti* singoli;
– guide turistiche* singole.

Gratuito:
– minori di 18 anni e maggiori di 65 anni;
– disabili e loro accompagnatori;
– studenti universitari* e di istituti AFAM* (Acc. Belle Arti e Conservatori Musicali);
– insegnanti* accompagnatori di gruppi scolastici;
– guide turistiche* di gruppi con più di tre persone;
– giornalisti*;
– per tutti prima domenica di ogni mese.

La visita alle mostre in corso è inclusa nel biglietto d’ingresso

Presentazione della mostra Sandro Chia I guerrieri di Xi’an

arcierePinacoteca Metropolitana di Bari “Corrado Giaquinto”

Presentazione della mostra   Sandro Chia I guerrieri di Xi’an

Giovedì 19 ottobre 2017, alle ore 11.30, nella Pinacoteca Metropolitana di Bari “Corrado Giaquinto” (IV piano Palazzo della Città Metropolitana di Bari – Via Spalato, 19), si terrà la conferenza stampa di presentazione della mostra SANDRO CHIA E I GUERRIERI DI XI’AN.

Interverranno Clara Gelao, Direttrice della Pinacoteca “Corrado Giaquinto”, nonché ideatrice e curatrice della mostra insieme a Enzo Di Martino, critico d’arte, e Francesca Pietroforte, consigliera metropolitana delegata ai Beni culturali.

La mostra Sandro Chia e i guerrieri di Xi’an documenta un particolare momento della ricerca espressiva di uno dei più significativi protagonisti dell’arte contemporanea, Sandro Chia (Firenze 1946), apparso sulla scena internazionale alla Biennale di Venezia del 1980 con il gruppo dei cinque artisti della Transavanguardia. Da allora la sua opera è stata esposta nelle più importanti rassegne internazionali d’arte e in prestigiosi musei, quali il Metropolitan Museum di New York.
L’esposizione di Bari, a cura di Clara Gelao ed Enzo Di Martino, è incentrata sugli UN GUERRIERO PARTantichi Guerrieri di Xi’an (210 a.C.), ritrovati in Cina nel 1974, di cui il Governo cinese ha realizzato un limitato numero di copie in terracotta. Sono quelle che Chia ha dipinto con i suoi motivi formali, appropriandosene idealmente e facendole così diventare sue “opere fatte ad arte”. Alla Pinacoteca sono esposti nove grandi Guerrieri, un Cavallo e sette piccole Teste, sui quali Chia ha deposto il suo gesto pittorico. L’artista fiorentino è stato infatti definito “nomade e disinibito” per la capacità di alimentare il suo mondo creativo attingendo a fonti diverse e pervenendo ad una personale cifra formale.
Un gruppo di sedici monotipi e dieci tecniche miste completano la rassegna. Ne risulta una mostra affascinante, che intende consegnare ai visitatori una visione rappresentativa del complesso e poetico mondo immaginativo di Chia.

La mostra, che sarà inaugurata sabato 21 ottobre p.v. alle ore 18:00, resterà aperta fino al 31 marzo 2018.

Didascalie foto allegate

Sandro Chia
(n. Firenze 1946)
Un arciere, 2010
terracotta policroma
cm 116 ca.

Sandro Chia
(n. Firenze 1946)
Un cavallo, 2010
terracotta policroma
cm 225 ca.

Sandro Chia
(n. Firenze 1946)
Uno degli otto guerrieri – part., 2010
terracotta policroma
cm 190 ca.

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Sandro Chia
(n. Firenze 1946)
Un cavallo, 2010
terracotta policroma
cm 225 ca.

Il parco Pallavicini di Pegli

villapiccolaIl parco Pallavicini di Pegli, realizzato per volere del Marchese Ignazio Alessandro Pallavicini su progetto dell’architetto, decoratore e scenografo Michele Canzio, rappresenta per le sue caratteristiche architettoniche, artistiche, paesaggistiche e botaniche, uno dei beni monumentali più significativi d’Italia e dell’Europa dei giardini storici. È stato costruito a partire dal 1840,tramite lavori che durarono per circa vent’anni, anche se fu inaugurato il 23 settembre del 1846 in occasione del Congresso degli scienziati italiani che in quell’anno si teneva a Genova.

Il parco si sviluppa sul fianco impervio di una collina pegliese che fu completamente trasformata per generare spazi pianeggianti, ampi bacini idrici e un intrico di percorsi che si arroccano dall’ingresso, fino a 134 m di altitudine. Il paesaggio preesistente fu trasformato in un articolato giardino romantico a struttura teatrale-narrativa sotteso su un itinerario filosofico-massonico, strutturato secondo un racconto scenografico-iniziatico che si articola in tre atti, ognuno composto da quattro scene, preceduti da un prologo e un antefatto e conclusi con un esodo finale.
011PICCOLALa composizione si snoda su circa otto ettari e si materializza grazie all’uso di vegetazione esotica ed indigena atta a creare atmosfere emozionali, ad un ricco impianto di acque superficiali che comprende due laghi, cascatelle, ruscelli, fontane e da molteplici architetture da giardino in stile neoclassico, neogotico, rustico, cineseggiante ed esotico.
Il parco, divenuto nell’ottocento una delle mete dei tour turistico-culturali europei, che richiamava pubblico anche dall’America, Cile, Russia, fu ceduto dalla principessa Matilde Giustiniani al Comune di Genova nel 1928. Dopo l’ultima guerra il Comune di Genova aveva chiuso al pubblico la parte alta, relativa al secondo atto del racconto, abbandonando così le scenografie medievaleggianti e gli edifici più imponenti del complesso.

Dal 1985 gli architetti Fabio Calvi e Silvana Ghigino hanno cominciato a studiare questo inconsueto ‘capolavoro di interdisciplinarità’ riportandone alla luce le varie caratteristiche sia tecniche che filosofiche. Nel 1992 sono stati realizzati restauri ingenti per tutta la parte bassa, continuando ad escludere la zona alta del parco con Castello e Mausoleo; un nuovo progressivo degrado ha vanificato queste opere e riportato il bene in uno stato di grave alterazione. Dal 2009 sono iniziate nuove opere di restauro che hanno interessato sia monumenti che la parte estesa del territorio con tutte le sue problematiche di tipo paesaggistico, scenografico e tecnico. Oggi i lavori previsti sono conclusi; in particolare è stato completamente recuperata la parte alta corrispondente al secondo atto dedicato alla ‘rivisitazione della Storia’ intesa da Michele Canzio come

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uno scorcio di medioevo. Per la prima volta, il pubblico potrà nuovamente salire sulla collina dove troneggiano il Castello e il Mausoleo del Capitano, elementi salienti delle due scenografie esoteriche che accompagnano il visitatore al viaggio negli inferi e poi al paradiso che si sviluppa nel terzo atto.

Il progetto di restauro ha previsto il recupero della vegetazione tramite azioni di riordino dell’apparato di sottobosco e arbustivo, sostituzione e integrazione di alberature, tutto mirato alla ricomposizione delle scenografie originarie e a ricreare equilibri venuti a mancare a causa dell’abbandono. È stato recuperato e in parte completamente rifatto l’ingegnoso impianto di raccolta delle acque superficiali e dei sistemi di consolidamento delle ripe, il ripristino dei percorsi, dell’impianto idrico con l’inserimento di nuove capienti cisterne interrate. A tutela del bene sono state realizzate recinzioni e tre nuovi cancelli che speriamo riescano a tener lontani vandali, ladruncoli e ‘portoghesi’.

Al fine di individuare un metodo per attivare una conservazione mirata, il Comune di Genova ha deciso di affidare a terzi la gestione del bene; ha emesso un bando per la gestione che è stato vinto dall’A.T.I. ‘Villa Durazzo Pallavicini’, composta dall’Associazione Amici di villa Durazzo Pallavicini, dalla Cooperativa sociale L’Arco di Giano e dallo studio Ghigino & Associati architetti, che raggruppano in un unico PICCOLVIOILLAsoggetto le varie competenze necessarie ad assicurare una gestione finalizzata alla conservazione, valorizzazione e promozione del bene.

L’ATI ‘Villa Durazzo Pallavicini’ ha redatto un programma di gestione per tutti i quindici anni di durata del contratto, programma che prevede, in collaborazione con l’Amministrazione, la manutenzione ordinaria del patrimonio esistente e la progressiva azione di recupero di tutte le architetture e gli arredi che non hanno ancora ricevuto restauro. Tra questi esistono beni che comportano impegni di spesa molto diversi, per i quali l’ATI intende proporre una campagna di finanziamento da proporre al pubblico; ad esempio devono ancora essere ricostruite le tre capanne in legno e tetto in segale e le persiane del Chiosco delle rose, devono ancora essere restaurate le giostre del parco dei divertimenti e la Cappelletta di Maria. Un intervento molto importante sarà invece quello relativo al restauro delle grotte degli inferi che al momento restano chiuse a causa di alcuni crolli delle stalattiti che rivestono le volte.
L’associazione invece è già presente nel parco, con la sua azione di volontariato, dal 2013, grazie alla convenzione con il Comune, per effettuare le visite ai Cantieri Aperti. In questi 3 anni sono stati raccolti più di 13000 € che l’associazione sta reinvestendo nell’allestimento floreale del Giardino di Flora e in altri lavori nel parco. Gli stessi volontari, ormai quasi 60, si prodigano ogni giorno svolgendo attività nel parco quali: pulizia dalle infestanti, spazzamento dei sentieri e l’importantissima opera di annaffiatura delle piante di nuovo inserimento.

Questa inaugurazione ricorre lo stesso giorno della prima apertura, esattamente dopo 170 anni e ridona alla città un bene di altissimo valore culturale e filosofico.

Havas PR Milan

w havaspr.it

GEP 2017

Logo GEP 2017 ITA (1)GEP 2017
sabato 23 e domenica 24 settembre 2017
La Pinacoteca Metropolitana di Bari parteciperà anche a questa edizione delle GEP (Giornate Europee del Patrimonio). Per l’occasione l’ingresso sarà gratuito.

Sabato 23 apertura straordinaria alle 19:00 alle 23:00
(ultimo ingresso alle ore 22:30).
Domenica 24 apertura dalle 9:00 alle 13:00 (ultimo ingresso ore 12:30).
Durante le GEP l’ingresso in Pinacoteca sarà completamente gratuito, si avrà così occasione di visitare gratuitamente anche l’ultima delle minimostre dell’estate 2017.
www.pinacotecabari.it         pincorradogiaquinto@gmail.com        infotel. 080/5412420

Piccole mostre preziose. Rarità e inediti della Pinacoteca Metropolitana di Bari

Testa di donna IIPiccole mostre preziose. Rarità e inediti della Pinacoteca Metropolitana di Bari

24 giugno – 24 settembre 2017

Nell’ambito della rassegna espositiva dell’estate Piccole mostre preziose, il quinto e ultimo appuntamento, dal 9 al 24 settembre, è dedicato a I dipinti meno noti di Francesco Netti.
Per l’occasione saranno presenti dipinti del grande pittore pugliese poco noti della Pinacoteca, come i due piccoli studi di San Giuseppe Calasanzio, assieme ad altre opere provenienti da depositi esterni come il monumentale Sant’Effremo, due Teste di donna e un curioso Citarista, esotica raffigurazione di un giovane musicista vestito all’antica.
La piccola mostra preziosa è inclusa nel biglietto d’ingresso.

Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”
Via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27    (IV piano)
70121  Bari
Telef. 080/ 5412420-2-4-6-7  www.pinacotecabari.it  

Per informazioni: Tel: 080/5412420-2-4-6 -7
Ufficio Stampa Pinacoteca: Tel. 080/5412427
pincorradogiaquinto@gmail.com
pinacoteca@cittametropolitana.ba.it

Alla Pinacoteca  metropolitana di Bari si può arrivare in treno (dalla stazione 10/15 minuti a piedi), in aereo (30 minuti per giungere in centro città col taxi o col terminal), pullmann provenienti da varie destinazioni. Diversi autobus cittadini si fermano dinanzi all’ex Palazzo della Provincia.
Se si giunge in auto, è consigliabile lasciare la vettura nel grande parcheggio comunale “Pane e Pomodoro”, ubicato nel tratto sud del Lungomare, e di lì prendere la navetta B, che si ferma all’altezza del Palazzo della Regione, distante pochi metri dal Palazzo dell’ex Provincia dove, al IV piano,  ha sede la Pinacoteca. Il parcheggio per 24 h e la navetta costano € 1,00.

Giorni e orari di apertura:
dal martedì al sabato 09,00 – 19.00 (ultimo ingresso consentito ore 18:30)
domenica 09.00 – 13.00 (ultimo ingresso consentito ore 12:30)
lunedì e festività infrasettimanali chiuso

Biglietto intero € 3,00

Biglietto ridotto € 0,50:
– soci ICOM*;
– soci FAI*;
– soci TOURING*;
– soci EMERGENCY*;
– possessori coupon QUI!CULTURA;
– soci COOP*;
– insegnanti* singoli;
– guide turistiche* singole.

Gratuito:
– minori di 18 anni e maggiori di 65 anni;
– disabili e loro accompagnatori;
– studenti universitari* e di istituti AFAM*  (Acc. Belle Arti e Conservatori Musicali);
– insegnanti* accompagnatori di gruppi scolastici;
– guide turistiche* di gruppi con più di tre persone;
– giornalisti*;
– per tutti prima domenica di ogni mese.

* muniti di relativa tessera di iscrizione alla categoria o altro documento equivalente

Ingresso libero per tutti:
– la prima domenica di ogni mese (D. M. MIBACT 27-6-2014 n. 94)
– in occasione di eventi, quando espressamente indicati in sede e
su locandine e inviti.

La biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura.

La visita alle mostre in corso è inclusa nel biglietto d’ingresso.

EnoArte

Il Falconiere vino e olio 50x70EnoArte
I ritratti di…vino di Elisabetta Rogai

Ognuno ha una favola dentro che non riesce a leggere da solo.
Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti.
(Pablo Neruda)

Un gioco, quello dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai, un messaggio ironico, sorprendente, fatto nel modo più semplice, quello di EnoArte, la sua tecnica unica di dipingere con il vino al posto dei colori,  rubare i colori del vino alla natura toscana fissandoli sulla tela per fermare un attimo di riflessione di donne e  uomini,  sovvertendo le regole, lascia il colore, come un ricordo indelebile, al tempo, dando modo al vino…di invecchiare.
Crea un collage, Elisabetta Rogai, fatto di  pensieri creati con arte, ma anche sapori, profumi toscani, perché il suo dipinto profuma di vino, ha il cuore e l’anima del vino che usa per i suoi ritratti che  hanno il potere di sospendere il tempo, rendere immortale un’espressione, un modo di porsi, un soffio di vento, il battito di un respiro sospeso costruisce un volto, un corpo, una spalla, le mani, un ricciolo ribelle, tutto avvolto da un senso leggiadro mentre veli  impalpabili di seta accarezzano un corpo, che non ha timore di mostrarsi, si svela quasi a diventare una iconica statua.
I capelli, una cornice leggera, senza peso, per dare regalità ad una donna consapevole del suo fascino, della propria femminilità, il corpo svelato in ogni sua movenza, dalla più eterea smalalla più languida, pronta a donare la sua bellezza al tempo attraverso il ritratto dell’artista, un battito di ciglia per ogni volto che svela infinite emozioni, come infinite sono le sensazioni che ognuno è in grado di provare davanti al cavalletto dell’artista, quasi un mettersi nudo, svelarsi, confessando le proprie emozioni.
Una posa, due pose, tre, mille, ma è solo un istante rivelato, quello che serve all’artista per rubare l’anima al soggetto, lo lascia libero di scoprirsi e riscoprirsi nel proprio intimo, lasciando libera la parte definita anima, mostrandola  al mondo, le mani e gli occhi, l’attimo, il pennello corre veloce, l’abbinamento della pittura ad olio con il vino, l’uso del vino, etichette che raccontano storie come i volti della gente, un viaggio  con la proiezione nei tempi dello stupore, delle illusioni, del dolore ma anche della gioia e dell’amore, l’artista ne ruba i sogni, ferma istanti di sguardi, di “incontri”, le sue non sono illusioni ma suggestioni…..la  costruzione di un mondo come realmente è visto dall’artista tra realtà, sogno e fantasia, mondi e modi del vivere quotidiano per abitare il mondo, codificando linguaggi e comportamenti, costruendo una identità, dunque  producendo non solo immagini simboliche e desiderabili ma svelando principalmente la sua realtà di artista.
I Ritratti di Elisabetta Rogai, artista fiorentina.
www.elisabettarogai.in

Esteban Villalta Marzi al PAN di Napoli: C(h)aracter Pop a cura di Gianluca Marziani

rev89900(1)-oriEsteban Villalta Marzi al PAN di Napoli: C(h)aracter Pop a cura di Gianluca Marziani

Dal 7 settembre 2017 il PAN|Palazzo delle Arti di Napoli ospiterà la mostra personale di
Esteban Villalta Marzi, dal titolo “C(h)aracter Pop”, a cura di Gianluca Marziani, promossa dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, in collaborazione con L’Istituto Cervantes di Napoli.
In anteprima mondiale a Napoli, I’antologica racconta I’universo pittorico di uno tra i massimi esponenti della New Pop Art, la corrente che dagli anni Ottanta sta rigenerando I’estetica della Pop Art per riflettere sulle realtà politiche e sociali del nostro tempo.
In più di quarant’anni dedicati alla pittura, Villalta Marzi ha reinterpretato con originalità le icone e le atmosfere della tradizione spagnola e italiana, usando un linguaggio espressivo che attinge anche alla cultura nordamericana e orientale.
II cinema, il fumetto, le tradizioni e le tendenze generazionali offrono all’artista italo-spagnolo gli spunti per rielaborare immagini da svariati contesti, con tematiche riprese a intermittenza durante la sua carriera.
Attraverso i cicli pittorici che rappresentano il percorso di EVM, acronimo di Esteban 8626 -Villalta Marzi, la mostra al PAN presenta una selezione di opere in cui personaggi come supereroi,ballerine di flamenco e toreri dipinti su originali scenari barocchi rivelano un proprio carattere, da cui il titolo della mostra stessa. Da Hulk raffigurato accanto a una ballerina a Batman che balla il flamenco, i protagonisti dei quadri appaiono, infatti, decontestualizzati e riletti secondo modalità complesse e mai didascaliche, dentro una dimensione in cui emerge la loro forza e personalità. I “Blood Runners”, gli “Ice Guys”, le “EVM Girls” con i loro tacchi altissimi e la loro sensualita da nuovo millennio, saranno visibili al PAN insieme agli altri personaggi che hanno accompagnato I’artista lungo la sua carriera.
Come spiega il curatore della mostra, i personaggi non si limitano a inquadrare un’estetica ma definiscono un contesto storico e una critica sociale, si veda il caso della “Movida madrilena” o del graffitismo urbano, fenomeno anticipatore della Street Art.
La mostra antologica evidenzia un percorso artistico di profonda coerenza estetica che ha definito negli anni un territorio con un forte carattere, il territorio hyperpop di EVM.
INIVITO C(H)ARACTER POP EVMLa New Pop Art e una derivazione successiva della Pop Art, una “Seconda onda artistica Pop”, creata da artisti il cui merito e stato quello di rigenerare I’estetica Pop per riflettere, in chiave rinnovata, sulle realtà politiche e sociali in corso.
II progetto espositivo, oltre 40 anni di pittura dentro e attorno alla figurazione, mostra
I’evoluzione per gradi e tematiche dentro un’estetica esplosiva, con una selezione di opere che delineano personaggi di carattere, universali, impressivi e narrativamente aperti.
La linea curatoriale ha diviso la mostra per epoche e tematiche, con una selezione di opere riprese a intermittenza lungo una carriera in cui hanno vinto la coerenza estetica e I’omogeneità tematica. La cultura Pop e qui espressa nel senso più ampio, le radici spagnole e il carattere italiano si fondono con attento equilibrio, mescolando la carnalità drammaturgica del mondo spagnolo con la teatralità narrativa dell’universo italiano, rappresentato attraverso originali sfondi barocchi. II Barocco, ultimo linguaggio universale prima della cultura Pop, entra cosi in corto circuito con quest’ultimo, creando una metodica complessa come quella della New Pop Art.

Biografia
Esteban Villalta Marzi nasce a Roma il 28 Novembre 1956. Vive e lavora tra Roma, Madrid e Palma di Majorca. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1978 inizia a esporre in Italia e nelle principali città europee. A New York e stato protagonista al MOMA’S Coffee in occasione dell’opera teatrale di Dario D’Ambrosi tratta da “A Clockwork Orange” di Anthony Burgess. Nei primi Anni Ottanta, da vero antesignano dei graffiti pittorici, crea pitture ambientali sui muri urbani, nelle discoteche, nei negozi, sui set cinematografici. Lo invitano alla prima “Biennale di Arte Mediterranea” a Barcellona insieme ad artisti come Andrea Pazienza, Marco Tamburini, Pedro Almodovar, Alberto Garcia-Alix, Fabio McNamara, Eva Liberty… il ciclo degli esordi ha un titolo profetico: GRAFFITISMI. Sempre negli Anni Ottanta viene premiato per due anni con la borsa di studio del museo Art et Histoire di Ginevra. In
quei giorni dipinge negli spazi della prestigiosa “Halle sud” diretta da Renate Cornu. A
Ginevra realizza una personale presso la galleria Care-off, iniziando poi una collaborazione con il gallerista Erik Frank, il primo a portarlo per diverse edizioni ad Art Basel.
Comincia subito dopo il ciclo ESPRESSIONISMO FEROCE, segnato dalla chiara influenza di Parigi, città in cui I’artista risiede per un breve ma intenso periodo. A meta degli Anni Ottanta torna a Madrid e inizia una collaborazione con la galleria Juana de Aizpuru. Vince anche la borsa di studio della Casa Velasquez.
Tra gli anni Ottanta e Novanta diventa un membro attivo del movimento artistico “Movida Madrilena”, confermandosi come uno dei maggiori esponenti della Pop Art europea. Viene invitato dal Museo Sainsbury Centre For Visual Arts (insieme ad artisti come Eduardo Arroyo, Equipo Cronica, Ouka Lele, Carlos Pazos, Dis Berlin) per la mostra “Spain is Different” (1998).
Da quel momento la critica lo annovera tra i più maturi rappresentanti della cosiddetta “New Pop Art”.
Torna quindi a Roma dove si dedica a diversi cicli pittorici. Uno di questi cicli,
e GESTUALITA POP dove I’artista rappresenta, quasi sempre in close up, gesti quotidiani che hanno come protagoniste le mani. I vari cicli non vengono mai abbandonati dall’artista, al contrario la sua natura onnivora trasforma ogni singolo tema con innesti ed evoluzioni continue. Inizia negli Anni Novanta la serie di toreri cattivi dal titolo TOREROS MALEVOS. E’ la nascita di una lunga collaborazione con il curatore Gianluca Marziani che nel 1997 presenta la sua personale BLOOD RUNNER presso lo studio Soligo di Roma. Di questo periodo sono anche le ballerine di flamenco e i personaggi della cultura spagnola, raccolti assieme nell’installazione “Corrida Notturna”, esposta alla Fundacio Miro per la sua personale del 2001. In seguito presenta I’evoluzione dei suoi graffitismi con la serie SUPEREROI (che appunto erano i personaggi principali degli Anni Ottanta), alternando questo primo ciclo con
i manga delle serie ICE GUYS e BOYS & GIRLS. Attualmente EVM ha ripreso con forza il ciclo
FETISH, essendo questo il tema centrale dei suoi ultimi lavori che rappresentano la sua tappa più intuitiva e personale.

Dr. Harry di Prisco
Giornalista
Via F. Petrarca, 101/B
80122 NAPOLI
tel./fax: 0817690277
cell. 3355804462
email: harrydiprisco@libero.it

Girolamo Ciulla L’artista e altri animali di Beppe Sebaste

 

Ciullainvito (2)Girolamo Ciulla L’artista e altri animali di Beppe Sebaste

Mi è venuta voglia di scrivere una poesia usando solo i titoli delle opere di Girolamo Ciulla (tutte, non solo di questa mostra) e nessun’altra parola. Una successione e ripetizione di barca, arca, tempio, sposa, spiga, lepre, coccodrillo, scimmia, civetta, asino, capra, gufo…, ma anche angelo, ariete, Demetra, Cerere, stele, San Giorgio, annunciazione, realizzazione, costruzione (di templi, N.d.R.), e di nuovo spighe, coccodrillo, lepre, angelo, Cerere, grano etc. Molte sue opere, soprattutto tempere, sono “senza titolo”, ma se ne avessero uno basato su ciò che raffigurano ricorrerebbero ancora molte di queste parole. Questa poesia le concatenerebbe tra loro in una “accumulazione” (è il termine tecnico-retorico) grazie a una parolina bellissima che è forse la più frequente nei titoli di Ciulla: la congiunzione con (latino cum), la più relazionale e accogliente delle parole, fondamento di ogni comunità: Demetra con ariete, Ariete con spiga, Sposa con civetta, e così via. Naturalmente, le combinerei tra loro in tutti i modi possibili.

Sarebbe una poesia ritmica e ricca di assonanze interne, anafore, rimandi, ritorni, specularità, con un climax o anticlimax non solo estetico e musicale, ma pieno di rivelazioni, un fraseggio jazz fatto di continue variazioni tra il nuovo e il sempre-uguale. Poi ho pensato: ma non è esattamente questo che Girolamo fa da sempre? Non funziona così la stessa storia dell’arte, per esempio quella generosamente riassunta dalle opere di Ciulla?

 Ecco, dovrei e potrei fermarmi qui, perché tutto il resto non sarà che un’inutile chiosa a quella poesia, che peraltro ancora non esiste. Vi invito allora a vedere e rivedere come ho fatto io le opere di Ciulla, fino alle sue ultime sculture, i bassorilievi, gli “stiacciati” – cioè i segni e i disegni eseguiti direttamente sulla pietra, o sull’amato travertino – , i disegni su carta, fino ai carboncini di questa mostra. Io l’ho fatto, ritrovando il suo dialogo ininterrotto con le sorgenti della nostra cultura non solo visiva, quella dimensione narrativa, cioè mitica, in cui natura e cultura beatamente si confondono. La dea Cerere e il grano, la fertilità e il rinascere, l’umanità e le stagioni, la terra e il sacro, gli animali e i templi, la natura e la sua rappresentazione, che diviene anch’essa natura, e così via. Sculture e disegni, senza che vi sia una gerarchia tra i generi, sono in Ciulla variazioni di una gioiosa celebrazione delle radici del suo e del nostro immaginario.

   Ma Ciulla non è solo un grande artista mitografo. Non si limita a tramandare miti, ma li inventa e li ricrea. Sa che, per usare la bella formula di Gustav Mahler, “tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. Sarebbe sbagliato ricondurlo nell’alveo nostalgico di un sempre possibile classicismo. Ciulla è piuttosto un artista e scultore barocco (parola che da secoli designa l’irrequietudine dell’avanguardia e della sperimentazione) e anche questo per fedeltà alla propria origine.

Pensate che meraviglia: nato a Caltanissetta, Cielo di cognome – “Ciulla” ne è una variante –, figlio di un padre giostraio, e residente da decenni a Pietrasanta, dove ho avuto anch’io una lunga familiarità quotidiana con la sua ironica figura impolverata di marmo. Il barocco di Ciulla non solo irradia meraviglia e si nutre di stupore, ma spinge sempre più avanti i confini della sua ricerca. Barocco è la maniera sempre nuova di introdurre inquietudini e variazioni non solo formali là dove ci si aspetta una rassicurante conferma. Il suo sovvertimento dei canoni non è che una forma più alta di fedeltà alla tradizione. E forse più profonda, perché Ciulla, oltre che al barocco, alla classicità “greca”, araba e normanna, mi è sempre parso misteriosamente collegato a una tradizione più remota e archeologica, quella che nell’ambito delle lingue è chiamata, a torto o a ragione, “indoeuropeo”, dove le parole “madre” e “materia”, come in sanscrito, risultano sorprendentemente essere sinonimi.

   (E a questo proposito: sarà perché sono tornato da poco da un lungo soggiorno in India alle sorgenti di Madre Ganga, sopra e dentro l’Himalaya, ma mi sono posto la domanda buffa e fascinosa di come sarebbero le opere di Ciulla se lui fosse nato in India; quali variazioni iconiche nell’ambito dell’arte e del sacro avrebbe operato, quanta “nuova” bellezza avrebbe offerto al mondo rappresentando templi, animali, rinascite, divinità e trasmutazioni, cioè avatara. O la stessa Ganga, che più che un fiume è una divinità, e si manifesta seduta su un coccodrillo. La sua amata Cerere, in greco Demetra, sarebbe forse tornata alla matrice più arcaica di Lakshmi, Divinità dell’abbondanza e della grazia, dell’elargizione generosa e naturale?)

 Ciulla, dicevo, ci sorprende sempre, pur essendo ogni volta riconoscibile. Lo fa ora con questi bellissimi disegni su carta, disegni animati e animali. Ora non posso ignorare che mai come in questi anni si dedicano opere e libri al tema degli animali, e intanto la tastiera del mio computer insiste a mutare la parola “animali” in “anomali”. Inconscio della tastiera: gli animali sono anomali e ci turbano perché sono l’alterità per eccellenza, ma nello stesso tempo la loro inermità li rende paradossalmente più umani dell’uomo. È la questione filosofica della “vita nuda”, che sfuma la frontiera artificiale che separa nel vivente “l’umano” e “l’animale”.

Forse anche per questo i disegni animali di Ciulla sono tutti autoritratti, anche se il loro modo di riflettere è anch’esso anomalo: come se fossero non davanti, ma dietro uno specchio, nel senso che il loro mondo è quello dietro lo specchio; così che, riflettendoci in essi, vediamo un altro da noi, o la nostra nudità. Un altro modo, forse, di definire il mondo parallelo del mito. Gli animali ci riguardano, sì, ma non ci guardano. Come insegnava Rilke nella sua sublime Ottava Elegia, loro, a differenza degli umani, sanno guardare in faccia l’infinito: “La creatura, qualsiano gli occhi suoi, vede / l’Aperto. / […] / Quello che c’è di fuori, lo sappiamo soltanto / dal viso animale…”

Gli animali disegnati da Ciulla sono infatti anche animali che sognano, che contemplano, cioè costruiscono templi. Non hanno problemi a farsi vedere in questa loro altolocata funzione. Ogni animale è correlato a un simbolo o un archetipo (il cum, il “con”) quasi un compito fisico o metafisico da assolvere: un ariete che contempla un gufo che cova un tempio sormontato da una spiga, un asino che scruta e annusa un tempio e le sue proiezioni geometriche, una gallina che custodisce una covata di templi, e ancora civette con foglie, lepri con spighe, e così via, in uno spazio bianco e umile in cui aleggia un non so che di divino.

   Non voglio concettualizzare, non apro neppure il dizionario dei simboli. Non voglio sapere. Anche l’uomo disegnato è un animale, la razza è quella degli artisti, che confondono volentieri il fare col sognare. Ma preferisco dirlo con queste parole illuminanti di Walter Benjamin che ricordo a memoria: “Il fare è un mezzo per sognare. Il sognare è un mezzo per rimanere desti”.

Girolamo Ciulla “L’artista e altri animali” Inaugurazione sabato 20 maggio 2017

Girolamo Ciulla, 2017, _Asino con tempio_ tecn. mista su carta, 100x150 cm,Girolamo Ciulla “L’artista e altri animali” Inaugurazione sabato 20 maggio 2017, ore 19

La scimmia e il coccodrillo, l’ariete e la civetta, l’asino e la gallina. E l’artista. Non c’è gerarchia, ma dialogo e comunanza tra i soggetti ritratti da Girolamo Ciulla negli ampi disegni che compongono il percorso di “L’artista e altri animali”, la mostra che, il 20 maggio, apre la stagione 2017 della Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta.

Siciliano con forti radici nella sua terra, Ciulla è anche, da 40 anni, uno degli artisti che animano la scena culturale di Pietrasanta. Nella città versiliese vive dal 1986: qui crea, in prima persona, le sue sculture in travertino, e i suoi disegni. Opere su carta, che non hanno più nulla del lavoro preparatorio alla scultura, ma vivono per sé, veri e propri dipinti.
Come quelli raccolti in questa occasione dalla Galleria Susanna Orlando: disegni monocromi, realizzati quasi interamente a carboncino, di grande dimensione.
E se l’immagine con cui l’artista raffigura se stesso, solo in apparenza ironica e Ciullainvito (2)paradossale, attira la curiosità, tutti i soggetti rappresentati hanno pari dignità. Sono ad un tempo ritratti e autoritratti, che dialogano fra loro e con la natura e che della natura parlano a chi li osserva. Ma che dialogano anche, o soprattutto, con il sacro, con il mito che da sempre è protagonista della narrazione artistica di Ciulla. Mito rappresentato, iconicamente, dai templi e dai simboli che punteggiano i disegni: osservati, creati o immaginati dagli animali protagonisti.
“Gli animali disegnati da Ciulla sono (…) anche animali che sognano, che contemplano, cioè costruiscono templi”, commenta nel testo che accompagna il catalogo della mostra, lo scrittore Beppe Sebaste. “Non hanno problemi a farsi vedere in questa loro altolocata funzione. Ogni animale è correlato a un simbolo o un archetipo (il cum, il “con”) quasi un compito fisico o metafisico da assolvere”.
In occasione della mostra sarà edito il catalogo numero 24 della collezione “Opere Preziose”.

Nato a Caltanissetta nel 1953, Girolamo Ciulla inizia a scolpire giovanissimo, ed espone per la prima volta le sue opere, in pietra lavica siciliana, già nel 1970.
A metà degli anni ’80 si trasferisce a Pietrasanta, dove vive tutt’ora, e dove sceglie di lavorare il travertino: un marmo “duro”, faticoso da manipolare, ma che Ciulla, caso raro tra gli scultori contemporanei, scolpisce dall’inizio alla fine con le proprie mani, senza ricorrere all’aiuto degli artigiani.
Negli anni è stato protagonista di oltre 40 mostre personali, in spazi pubblici come in gallerie private, in Italia e all’estero, oltre ad aver partecipato alle più importanti rassegne e fiere d’arte. Ricordiamo, fra le molte, la partecipazione ad EXPO2015.

Girolamo Ciulla
“L’artista e altri animali”
Testo di: Beppe Sebaste
Inaugurazione: sabato 20 maggio 2017, alle ore 19
Periodo espositivo: dal 20 maggio al 5 luglio 2017
Orari Galleria: dal lunedì alla domenica 11-14 / 17-24

con il patrocinio di

Galleria Susanna Orlando
Via Stagio Stagi, 12 Pietrasanta (LU)
T +39 0584 70214
info@galleriasusannaorlando.it
www.galleriasusannaorlando.it

I grandi maestri dell’impressionismo a Treviso

I grandi maestri dell’impressionismo a Treviso

Dal 29 ottobre al 17 aprile 2017.

Open your art

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Open your Art invita a immergersi nel linguaggio suggestivo della pittura cruda e accesa del maestro Lorenzo Chinnici e nella natura eterea e femminile dell’artista francese Cristine Bleny.
L’universo intenso e autentico carico dell’immaginario isolano di uno dei più significativi artisti siciliani, contrapposto alla fragile e misteriosa natura femminile della pittrice Bleny. Due interpreti diversi per stili tecniche ed emozionalità, eppure uniti da sottile filo conduttore: la sofferenza. Cruda e indignata l’emozione che traspare dalle opere di Chinnici, sommersa e delicata la sofferenza celata nella pittura dell’artista francese. Alla mostra sarà presentato il dipinto Evasione, opera del maestro Chinnici, che è stato teatro dell’incontro con Cristine Bleny durante la mostra The
Sinergy of Sons – Londra 2005 –
Nel dipinto è presente una macchia di vino che l’artista francese, contestando la pittura dell’artista siciliano, versò con indignazione dopo un accesa discussione tra i due. I due le-lavandaieartisti si ritrovarono due anni più tardi all’inaugurazione della mostra Fuoco nell’acqua e dal conflitto iniziale, causato dal differente linguaggio artistico e dal forte temperamento di entrambi, nacque un dialogo che è oggi un’intensa amicizia e forte desiderio di confronto. Per suggellare l’intesa i due artisti hanno apposto le loro firme sul dipinto.
Giovanni Carfì Urso, curatore della mostra, ha ideato questo titolo proprio elaborando l’impatto che esprimono due elementi potenti, il fuoco e l’acqua, quando trovano un equilibrio e un dialogo suggestivo nel confronto.
Con Open your Art si apre a Milano una nuova stagione del progetto Fuoco nell’acqua, che ha preso vita sulle rive del Lago di Como nell’estate 2016: un ciclo di mostre che toccherà
nel corso dell’anno le città di Positano, Venezia e Taormina. Le opere del maestro Chinnici saranno inoltre presenti alle prestigiose mostre internazionali in programma a New York e Monte Carlo. Open your Art è anche occasione per un confronto tra arte e design, in uno showroom vestito di un elemento d’arredo, la porta, che è archetipo dell’architettura e da sempre oggetto di design raffinato ed esclusivo.
La serata inaugurale verrà presentata dal Critico d’arte Antonio Lombardo, che introdurrà paesaggio-marino-gli artisti e guiderà lo spettatore alla conoscenza delle opere esposte. Nel corso della serata verrà presentata la monografia dell’artista Lorenzo Chinnici a cura del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi.
Lasciatevi condurre dalla vostra immaginazione……Lorenzo Chinnici, artista, ha scoperto, fin da ragazzo, che in Sicilia si vive ad un altro ritmo, estatici guardando il sole d’oro e il mare di cristallo, e questo amore per la sua terra Chinnici lo ha fermato sulla tela, con i suoi i colori prepotenti e spudorati, un una vita intera la sua cadenzata dall’arte, dai suoi primi approcci fatti di tecnica e pennello con gli insegnamenti di Renato Guttuso e poi avendo per maestro Salvatore La Rosa, la frequentazione della Bottega d’Arte di Salvatore Fiume, l’importanza delle conoscenze con altri grandi artisti come Mario Rossello, Giuseppe Migneco, Aligi Sassu, Ernesto Treccani, Ugo Nespolo, una vita passata a “raccontare” la sua terra, rubandone i colori, dipingendo con le mani ma soprattutto con il cuore, dal rosso appassionato del fuoco dell’Etna all’azzurro del mare, al bianco della sua neve, alla natura, i cactus, i fiori, il verde.
Artista contemporaneo di fama internazionale, le sue opere sono state ospitate nelle gallerie di tutto il mondo. Costanti della sua espressione artistica sono l’essenzialità, la memoria, nonché la testimonianza di un mondo che affonda fra le cose: una terra promessa carica di concretezze. Continua a vivere e a lavorare in Sicilia. Da tempo è testimonial per le Maculopatie

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Genius loci. Riflessi dell’identità pugliese in cinquanta artisti tra passato e presente

ARMENISE Festa San Nicola

Genius loci. Riflessi dell’identità pugliese in cinquanta artisti tra passato e presente

17 dicembre 2016 – 31 marzo 2017

Le nostre sensazioni, le nostre percezioni, la nostra memoria, la nostra vita non possono essere raccontate e rappresentate che rispetto a un luogo. Noi siamo il nostro luogo, i nostri luoghi: tutti i luoghi, reali o immaginari, che abbiamo vissuto, accettato, scartato, combinato, rimosso, inventato. Noi siamo anche il rapporto che abbiamo saputo e voluto stabilire con i luoghi (Vito Teti, Il senso dei luoghi, Roma 2004).

MARTINELLI Polignano a mareLa frase del Teti, frutto di una lunga riflessione che ha attraversato i secoli, se non i millenni (dallo “spirito del luogo” di classica memoria a quello, aggiornato alla luce del celebre volume di Norberg Schulz, che lo identifica in quei particolari elementi naturali, culturali, antropologici propri di un luogo e non di un altro, che ne costituiscono l’identità più profonda) spiega come meglio non si potrebbe l’assunto di questa originale mostra promossa dalla Città Metropolitana di Bari, che è stata inaugurata il 17 dicembre 2016 presso la Pinacoteca: indagare se il genius loci così come inteso dagli autori più recenti trovi i suoi riflessi nelle opere degli artisti che in quel luogo hanno avuto la loro origine, in un percorso storico e descrittivo, articolato per grandi tematiche, che dal 1900 si spingerà sino ad oggi.

SAMBATI Porto CesareoDai pittori pugliesi del primo Novecento (Damaso Bianchi, Enrico Castellaneta, Francesco Romano) che hanno inventato un repertorio e un linguaggio pittorico adatto a rappresentare il particolare paesaggio “pugliese”, sin allora escluso, salvo rare eccezioni, dalla storia dell’arte, agli artisti attivi negli anni quaranta/settanta sino ad arrivare, senza soluzione di continuità, agli artisti contemporanei, in cui il rapporto con l’habitat, meno esplicito, non è però meno intenso e coinvolgente, sebbene rappresentato con modalità espressive totalmente differenti.

Il sottile, importante discrimine che ha guidato la scelta dei pezzi da esporre – provenienti SPIZZICO La Gravinain parte dal ricco patrimonio della Pinacoteca Metropolitana di Bari, in parte da altri musei italiani o da collezioni private e d’autore – ha tenuto presenti, per l’equilibrio e la validità comunicativa del percorso intrapreso, non soltanto fattori qualitativi ma anche il rispecchiamento delle tematiche proposte, che sono state individuate in una scelta quanto più possibile chiara e caratterizzante.

La mostra, inaugurata lo scorso 17 dicembre, resterà aperta sino al 31 marzo 2017 è documentata da un catalogo, a cura di Clara Gelao, con saggi della stessa, di Gaetano Cristino, di Lucio Galante, con la riproduzione a colori di tutte le opere esposte, schede delle opere e biografie degli artisti.

CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE e/o DIFFUSIONE.

Grazie

Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”

Via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27 (IV piano)

70121 Bari Tel. 080/ 5412420-2-4-6

www.pinacotecabari.it

Per informazioni: Tel: 080/5412421 pinacoteca@cittametropolitana.ba.it

Ufficio Stampa: Tel. 080/5412427 pincorradogiaquinto@gmail.com;

Alla Pinacoteca metropolitana di Bari si può arrivare in treno (dalla stazione 10/15 minuti a piedi), in aereo (30 minuti per giungere in centro città col taxi o col terminal), pullmann provenienti da varie destinazioni. Diversi autobus cittadini si fermano dinanzi all ‘ex Palazzo della Provincia.

Se si giunge in auto, è consigliabile lasciare la vettura nel grande parcheggio comunale “Pane e Pomodoro”, ubicato nel tratto sud del Lungomare, e di lì prendere la navetta B, che si ferma all’altezza del Palazzo della Regione, distante pochi metri dal Palazzo dell’ex Provincia dove, al IV piano, ha sede la Pinacoteca. Il parcheggio per 24 h e la navetta costano € 1,00.

ORARIO: dal martedì al sabato ore: 9.00 – 19.00

domenica ore: 9.00 – 13.00

lunedì e festività infrasettimanali: chiuso

(La biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura).

PREZZI D’INGRESSO: INTERO € 3,00
RIDOTTO € 0,50
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese.
Ingresso libero in occasione di inaugurazioni, cerimonie e particolari iniziative in programma.

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