Storie e profumi antichi per nuove emozioni

Angelo Puddu con Vigan Mustafà (1)Storie e profumi antichi per nuove emozioni la storia di una famiglia legata al mare
A Firenze La Piccola Corte Di Agnese

Ti vengono incontro e sorridono, prima con gli occhi e poi con la bocca, e nei loro occhi vedi il mare, il lentischio e il mirto, le rocce levigate dall’acqua, lenta e continua, gli olivi bassi d’argento. Sicuramente Angelo e Agnese Puddu ci pensano, al loro mare, la nostalgia, qui in Sardegna, la chiamano “il mal dell’isola” e li capisco, arrivati a Firenze dalla Sardegna per aprire La Piccola Corte, 11890916_10206217587032869_4342118183052382899_nuna boutique del pesce, tanto è mignon e curata, adattandosi ai ritmi cittadini di una Firenze dalla cucina impostata sulla “fiorentina”, per cui hanno anche dovuto dimostrare che conoscono il pesce e i mille modi per cucinarlo.
La loro Sardegna è il mare azzurro, vele tese verso il sole, sabbie di velluto, un perenne e leggero refolo di vento, estate attesa tutto l’anno; un fazzoletto di spiaggia, lo sguardo verso le rocce, lisce e levigate dal ritmo lento dell’acqua, il profilo severo dei monti, poi il verde antistante la spiaggia, unico, spudorato nei colori, un trionfo di profumi, mirto, lentischio, olivi nani: qui la storia di una famiglia, persone assolutamente normali, ma non banali, piene di passione per la loro terra, una grande cultura e talento inedito per la tavola, le vele, le barche da pesca, sogni di evasioni per paesi lontani, sogni legati al mare, una vita cadenzata dal movimento delle onde, una ninna nanna inesorabile, dolce, ripetuta senza tempo che, quando si rannuvola il cielo, fregila di mareprende corpo e violenza come se fosse un dispetto degli dei, un “piccolo mondo” dal basso profilo, ormai nei ricordi dei vecchi, un esclusivissimo e discreto ristorante sul mare quello della famiglia in Sardegna, dove, nelle notti d’estate si poteva ascoltare il fascino del silenzio, ed ognuno di velieri che raccontavano fughe e viaggi, romanzi d’ amore e d’avventura, vele imponenti, fragili come farfalle, storie di marinai, storie di uomini.

Il mare, come sosteneva il grande scrittore/marinaio Joseph Conrad, è un’ esperienza che mette alla prova tutti i sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto…….per Angelo va inserito anche il gusto nell’assunto conradiano: un ragazzo cresciuto sul mare, amante del mare così tanto da essere uno chef/pescatore, nato e cresciuto in un lembo di terra incastonata tra il mare azzurro e la durezza dei monti, il profumo del salmastro che si confonde al vento; Angelo vive la sua passione fra la cucina del ristorante di famiglia e la pesca, il suo elemento è il mare, per uscire con la sua barca, attrezzata alla pesca, buttare le reti al tramonto e andarle a ritirare alle prime luci dell’alba, piene di pesce, guizzante, vivo, nella profondità del blu, gli stridi rauchi di gabbiani, con la luce che penetra nell’acqua, sotto il cielo invernale livido di pioggia, per ripetere all’infinito la storia di un rapporto intenso dell’uomo con il mare, sempre in bilico tra attese e incontri.
Storie, profumi, sapori incancellabili, trasmessi, che oggi il giovane chef ripropone: grande talento, materia prima e la volontà di valorizzare i prodotti del territorio: il successo di un “figlio d’arte” per niente scontato, il paradigma di una cucina semplice, figlia della memoria, i prodotti al centro del piatto, segnati con eleganza da tocchi d’inventiva, una cucina eccezionale di cui il giovane chef è padrone, una base di cucina classica con la sorpresa di piccole variabili geniali per sapori inattesi: il polpo con le patate, gli spaghetti con i paraculi, piccolissimi moscardini appena nati, le alici appena pescate, crude con la cipolla fresca, l’impepata di cozze, il risotto agli scampi, gli spaghetti alle vongole, la carbonara di mare, la frittura inimitabile di un pesce di paranza appena pescato, gli inediti occhioni e i sugarelli, considerati a torto “pesce povero”, la pasta fatta in casa, i dolci di Agnese, vere emozioni, dalle ricette della nonna, custodite e rigorosamente segrete.

Lo chef Angelo Puddu è la testimonianza di come la cucina, interpretata con fantasia, possa trasformare i piatti della tradizione in momenti di emozioni e che la cucina stessa, come l’arte, sia la cultura di un popolo e di come un talento innato possa emergere in autonomia, al di là di Guide e stampa di settore, a volte penalizzanti. Per Angelo il Tirreno ha il suo linguaggio, una cucina principalmente di pesce, da sempre basata sulla materia prima, con il rito quotidiano della spesa anche più volte al giorno che porta Angelo fra le bancarelle del mercato con il pesce arrivato ogni giorno dalle barche dei pescatori. In cucina che con la nuova brigata lavora per far arrivare al tavolo piatti della tradizione arricchiti dalla ricerca e dalle nuove tecniche: tanta attenzione al contemporaneo ma l’occhio ben fermo alla storia, per non farsi fagocitare da quelle tendenze destinate a diventare moda per venir poi abbandonate di lì a poco, piatti che parlano un linguaggio fatto di prodotti di mare, dove si trovano attente cotture e accostamenti rigorosi mirati alla valorizzazione di ogni ingrediente, e dove il “rispetto” per la natura di ognuno di esso diventa fondamento di ogni proposta, lo stesso rispetto che da sempre è stato rivolto ad ogni cliente che ha varcato la soglia.
Una passione la sua, il mare aperto e sconfinato, le ricette di casa per un mix di sensazioni, scuola di vita e atmosfere, una filosofia di vita forgiata dalla famiglia, un talento innato per trasformare antichi sapori in nuove e voluttuose emozioni.
In questi giorni una visita inaspettata, Vigan Mustafà, il pugile professionista Kossovaro naturalizzato fiorentino, alla vigilia del combattimento internazionale del 27 luglio prossimo al Palarena di Sesto, che anticipa l’incontro per il titolo italiano categoria mediomassimi.

Ristorante La Piccola Corte Di Agnese
Borgo Ognissanti, 124
Firenze
Press: Cristina Vannuzzi Landini

Trattoria Neromo

10978606_1040881812594340_1829962956810532210_n (1)Trattoria Neromo
Il fascino discreto dell’Oltrarno nella cucina dei fratelli Guidi

Neromo, sembra quasi una cantilena, fiabe popolate di elfi e gnomi, fate gentili e l’uomo nero, il neromo, leggero come una farfalla, che evoca colori e battiti di ali, mossi da un refolo di vento, sembra uscito da una poesia… un vezzo di un bambino.
Siamo a Firenze, nell’Oltrarno fiorentino, l’atmosfera è d’altri tempi, si conoscono tutti e si chiamano per nome. Il fornaio, l’edicolante, la bottega del restauro, il doratore e il corniciaio, il ciabattino che risuola le scarpe, l’ebanista: sono loro i protagonisti della vita di questo piccolo borgo, un paesino nella città.
La città sembra lontana, qui siamo in Oltrarno, la parte meno conosciuta di Firenze, ormai fatta di turismo del mordi e fuggi, questa è la parte più amata dai fiorentini in quanto non meno glamour, ma qui si respira la vera Firenze fatta di botteghe e fondi, tra un vociare che è quasi un leit motiv affascinante, una base musicale al tran tran cittadino, “le botteghe” dei maestri d’arte dei mestieri dimenticati, tramandati, nozioni apprese da padre al figlio, locali e magazzini appartati, discreti, quasi nascosti.
Qui hanno aperto un locale Gianmarco e Tommaso Guidi, avevano il PantaRei, grande ritrovo di vip e calciatori, e da qualche anno hanno aperto questo sogno, il loro sogno lungo una vita, fatto di scelte e di coraggio, anche tenacia e professionalità in un mondo difficile come la ristorazione.
Una volta in questo fondo c’era il vinaino, le famose botteghe che servivano per la mescita del vino affiancato da qualche stuzzichino spartano ma gustoso, qui la botteghina di una volta teneva di tutto, dalle lamette da barba ai biscotti, poi la prima ristrutturazione e la successiva trasformazione dei fratelli Guidi in un locale di tendenza, con cucina creativa, dove si passa indifferentemente dal pesce freschissimo alla trionfante bistecca alla fiorentina e piatti tipici fiorentini e, primo attore, la pizza, unica, in tutte le stagioni, quella al tartufo.
Sembra di entrare in un paese incantato, dove la bellezza delle pietre delle pareti a facciavista si sposa con il morbido bianco del locale, l’ambiente è glamour, di tendenza, molto raffinato, clientela di livello con frequentazione di calciatori, Giancarlo Antognoni, il pugile kossovaro ormai fiorentino Vigan Mustafà, i giovani talenti Bernardeschi e Chiesa con Cesare Prandelli.
L’Arredamento è moderno, le forme che si armonizzano con i cromatismi del cibo, l’ingresso è dominato da un bancone che accoglie gli ospiti nell’attesa, dalle finestre la luce e il colore che variano negli ambienti, trasparenze impalpabili ed evanescenti che creano emozioni, e fuori la vita e i rumori della piazza dominata dalla Chiesa del Carmine, bella e armoniosa nel suo rigore. E poi il silenzio della notte con gli attimi di magia che danno vita alle forme, capannelli di giovani che ridono nella notte, sembra quasi di vedere le figure dei vecchi artigiani che toccano i loro capolavori delicatissimi come le corde di un violino per un concerto di archi, per creare nell’insieme un’opera d’arte, che si ripete da sempre, notte dopo notte, nell’Oltrarno fiorentino.
TRATTORIA NEROMO
Borgo S. Frediano, 23R, 50124 Firenze
055 238 2645
Press: Cristina Vannuzzi

Trattoria Tre stelle al Forte dei Marmi

esterno-ristorante-trattoria-tre-stelle-forte-dei-marmi-17Trattoria Tre stelle al Forte dei Marmi

Cibo, un settore amato, di grande “moda”, fotografato da tutti, chi lo cucina e chi lo mangia, è onnipresente, ma anche una voce di grande peso nel settore dell’export. Un trend in costante crescita, seguito da media, social web e carta stampata, che spinge anche “gli addetti ai lavori” a ottimizzare al massimo l’impatto estetico di un piatto con il luogo in cui il cibo si gusta ed è fondamentale quindi, per chi lavora in ambito culinario, riuscire a comunicare il sapore, i profumi, le suggestioni, anche attraverso la vista, forme di gradevolezza comunicate dall’habitat nel quale il piatto viene gustato, che diventa cultura visiva del cibo, considerata a largo respiro, orientata alla qualità, al colore, le forme, il buono ma anche il bello…….
E in tempo di vacanze, girellando senza meta per la Versilia, bella tutta e così vicina alle città, ci soffermiamo in un delizioso giardino all’aperto, insolito, nel centro di Forte dei Marmi, davanti e vicino ai brand più famosi del mondo, da Louis Vuitton a Scervino, da Gucci a Prada, una vera oasi del gusto, appagamento di sapori ma anche di immagini, dove Massimo Landi, chef patron della Trattoria Tre Stelle, ci propone piatti e abbinamenti di prodotti che rispecchiano la sua passione, competenza e qualità, ricette sempre nuove, gustose e invitanti, immagini orientate alla qualità, alla fantasia, alla sperimentazione con prodotti appena pescati, fatti di linguaggio, tradizione ed esperienza.
Tavoli e sedie ma anche cascate di fiori all’aperto, il lento “struscio” dei passanti nella strada, affascinante, vicino a panche ed enormi vasi bianchi di fiori, dove si rincorrono gerani e plumbago, dove le ortensie si mostrano in tutto il loro splendore, palme e oleandri, ciuffi di spigo che si fondono alle gardenie. Un isola statica, limitata da corde di cotone bianco dei marinai, sembra un giardino incantato, una location fantastica per presentare piatti e sapori, colori e fantasie, forme studiate e pensate, un luogo magico dotato di una grande cantina dai vini più importanti, immerso nella natura e nei fiori, che riesce a portati per mano in un viaggio mai intrapreso ma solo immaginato, a due passi dalla città….
Trattoria Tre Stelle
Via Giovanni Montauti, 6,
55042 Forte dei Marmi (LU)
Telefono: 0584 80220

Una nuova tappa del viaggio in Sicilia e dell’ospitalità di Casa Planeta apre nel capoluogo La Foresteria Palermo

images2Una nuova tappa del viaggio in Sicilia e dell’ospitalità di Casa Planeta apre nel capoluogo La Foresteria Palermo

Un elegante apartment hotel nel salotto nobile della città è pronto ad accogliere i turisti in visita alla Capitale italiana della Cultura 2018, con i percorsi esclusivi pensati e guidati dalla famiglia del vino

E a Menfi il wine resort e il Ristorante de La Foresteria, tappa de Le Soste di Ulisse hanno in serbo numerose novità per i viaggiatori dell’estate 2017

Nel cuore della città che è stata scelta come Capitale italiana della Cultura 2018, la famiglia Planeta compie una nuova tappa del proprio “viaggio in Sicilia” e apre La Foresteria Palermo, pensata per chi vuole scoprire l’Isola da viaggiatore o per chi frequenta il capoluogo per lavoro ed è alla ricerca di una soluzione per sentirsi come a casa propria.  Un palazzo storico, costruito nei primi anni del ‘900 in via Principe di Belmonte, alle spalle di quello che domina piazza Florio e ospita la residenza di famiglia, accoglie sette eleganti e confortevoli appartamenti che racchiudono l’essenza dell’accoglienza di casa Planeta, come già avviene nel wine resort La Foresteria Menfi e nelle cantine dell’azienda, in cinque diversi territori della Sicilia.

L’inconfondibile stile delle dimore familiari contraddistingue anche le suites de La Foresteria Palermo, grazie all’eleganza degli arredi, frutto di un’attenta selezione di tessuti, materiali e oggetti dell’artigianato mediterraneo, e alla dotazione dei servizi, realizzata per il pieno comfort degli ospiti. E per rendere ancor più originale la loro esperienza palermitana, la famiglia Planeta è pronta a guidare i viaggiatori attraverso esclusivi percorsi culturali, gastronomici, sportivi, che intersecano solo in parte i circuiti ufficiali, per raccontare le tante anime della città di Palermo con gli occhi di chi ne ha toccato la storia per images3generazioni.
Circondati da un’ospitalità familiare e informale, gli ospiti avranno a portata di mano tutte le imperdibili esperienze che il capoluogo offre: da via Principe di Belmonte, ancor oggi l’unica isola interamente pedonale di Palermo, attraverso i luoghi monumentali dell’itinerario arabo-normanno patrimonio dell’Unesco, allo shopping di lusso, nell’elegante salotto di via Libertà e via Ruggero Settimo, tra gli storici caffè e le soste gourmet, fino alla città più verace, quella dei rioni e dei mercati.

Un’idea di viaggio, per l’estate 2017, che ben si combina con la destinazione Menfi, dove il wine resort La Foresteria e il suo Ristorante, che da quest’anno è anche tra le tappe gastronomiche de Le Soste di Ulisse, hanno in serbo numerose novità per gli ospiti della nuova stagione.
La tradizione di famiglia, già racchiusa nel libro “Sicilia, la Cucina di Casa Planeta”, offre numerosi piatti alla carta e come sempre si intreccia in chiave contemporanea alla cucina dello chef Angelo Pumilia, saldamente legata al territorio anche grazie alla rigorosa selezione delle migliori materie prime tra i produttori d’eccellenza dell’Isola.
Dal pranzo a bordo piscina o in veranda, al menu della cena che si arricchisce di due percorsi degustazione in abbinamento ai vini Planeta, i piatti del menu estivo – dalla Minestra di tenerumi agli Gnocchi ceci e seppia, dalle Mezze maniche 2 gamberi all’Insalata che diventa un sasso di mare con alghe e salsa di vongole – interpretano l’estate siciliana con un occhio ancor più attento a coniugare freschezza, leggerezza e intensità: accanto alle erbe aromatiche del giardino de La Foresteria, si fanno ancor più protagonisti l’orto e la frutta, con riguardo alla salute e al benessere oltre che alla qualità e al gusto. E tra i dolci arriva “Terra di Etna”, un gelato ai fiori dell’Etna leggermente affumicato con tartare di fragole e sesamo nero, che fa parte della “Collezione terre” ispirata ai territori di Planeta e alle loro zolle così diverse, con la loro struttura e i loro colori, generatrici di ingredienti diversi, così come di diverse varietà.

Da Firenze a Miami passando da Napoli ‘O Munaciello

pizza nera 2Da Firenze a Miami passando da Napoli ‘O Munaciello

‘O Munaciello a Miami Beach e l’avventura di tre ragazzi
Leonardo Scuriatti, Valentina Borgogni e Carmine Candito.
Al 6425 di Biscayne Boulevard Corner con la 65th Street a Miami, qui siamo a Napoli, anche il nome ‘O Munaciello “piccolo monaco” in napoletano, uno spiritello leggendario del folclore napoletano citato nell’800 da Matilde Serao, mostra una appartenenza ad una terra con tutti i suoi colori e la gioia di vivere, schidionate di ferro che reggono corone di aglio, peperoncini e pomodorini piemolo, le profumate mele Annurca, i limoni di Amalfi e Sorrento, i prodotti provenienti dai terreni sotto il Vesuvio, ceste di frutta, il juke box, carrettini pieni di fiori e quello delle granite al limone, il locale è un piacevole caos organizzato, mostra la gerarchia di squadra, la fretta calma, la consapevolezza incosciente, l’ emozione di fare sempre le stesse cose, tutti i giorni, in maniera differente….tovaglie con i numeri della tombola alessandro nestastampatati, un album fotografico di un quartiere spagnolo per la carica seduttiva di un vero e proprio palcoscenico napoletano, ti aspetti da un momento all’altro di vedere apparire Totò, nel cinquantenario della sua scomparsa, aspettiamo di scorgere la sua malafemmena, e troviamo allegri panni tesi al sole di Napoli, Maradona, eroe indimenticabile al cuore dei napoletani, infatti la prima cosa che vedi, entrando, è il magico “numero 10” stampato sulle maglie di Maradona tese, come fossero al sole, tenute dai chiappini di legno.
I ragazzi, Leonardo, Valentina e Carmine ti portano per mano negli affascinanti quartieri spagnoli che hanno riprodotto a Miami, per un viaggio nella storia della migliore cucina del mondo, sapori, profumi e colori, dagli spaghetti, ragù, mozzarella, babà, sfogliatella, carmine e le sue pizzepastiera, caffè, salame di Napoli, struffoli, chiacchiere, zeppole di San Giuseppe, tortano, casatiello, caprese, delizie, cannelloni, lasagna, falanghina, limoncello ed infine l’enorme forno a vista, regno incontrastato di Carmine Candito, un gigante di simpatia per la pizza più buona di Napoli, prima portata a Firenze in Santo Spirito ed infine a Miami, dove le sue pizze ridono, sono opere d’arte, la sua cucina, napoletana, che nasce dal pane, ma si arricchisce via via di profumi e sapori che la rendono unica e la sua impronta napoletana è marcatamente evidente nelle portate principali, che risentono di un timbro che è connaturato nella storia della Campania, percorsi di terra, i colori della natura che circonda Napoli, segni di appartenenza, ricordi che arrivano da lontano e ritornano in superficie, naturali e spontanei, ricerca di prodotti, di innovazione, di voglia di stupire, ma la terra Campana rimane sullo sfondo.
il numero 10Leonardo spiegaci il perché di questa nuova apertura
Miami Beach vede 2 milioni di turisti italiani ogni anno, ‘O Munaciello a Firenze ormai è arrivato ad un punto di eccellenza, siamo in 3 soci giovani e avevamo voglia di “allargarsi”, la cucina italiana negli Stati Uniti è seguita, amata, ricercata e, come prima base negli USA, ci siamo fermati a Miami Beach, dove, dopo 2 mesi dall’apertura, siamo già in un vortice di gente che fa la fila fuori del locale, gente che ritorna, attori e calciatori italiani che ci vengono a cercare, gli amici italiani, i fiorentini, i napoletani.
Che peso ha la tradizione nella cucina di ‘O Munaciello?
Il tema del nostro brand è la cucina napoletana, la tradizione è parte fondamentale ed integrante della cucina Campana, di quando a Napoli si faceva della condivisione uno stato sociologico, l’abitudine di stare insieme intorno alla tavola…per Napoli la tavola e la cucina sono cultura, storia, un fatto sociale che abbiamo voluto portare qui e i risultati ci stanno dando ragione. E Miami è compatibile allo spirito campano, qui è sempre festa, un estate che non finisce mai, i colori abbaglianti del mare, che si intravede dal nostro locale, basti pensare agli italiani che ormai da tradizione passano le feste di natale qui, la gente che è sempre fuori, la spiaggia sempre piena di ragazzi.

Valentina Borgogni da Firenze a Miami
10 anni di Munaciello a Firenze, un successo e una scommessa vinta in una città che ama la sua cucina toscana, ma la nostra allegria e gioia di vivere è stata vincente, principalmente per i prodotti campani che abbiamo portato, prima da Napoli a Firenze ed ora a Miami, la dolce sensualità dell’olio campano, qui l’ospite che si ferma trova nel piatto, quasi per magia, racconti di lunghe distese di viti, mozzarelle campane, il Vesuvio, cancelli di ferro incoronati dal glicine, la tavolozza infinita di sfumature di rosso, di arancio, i gialli, gli ocra, i viola……suggestioni autunnali, passioni estive, languidezze primaverili, richiami di una terra generosa.
Ed infine Carmine Candito, qui la tua Napoli…
Io penso che non esista al mondo una città amata come Napoli e qui negli Usa ne ho la conferma tutti i giorni, qui ho portato la mia “Pizza nera” fatta con un impasto lievitato dalle 24 alle 48 ore, preparato aggiungendo una piccola quantità di carbone vegetale attivo che le conferisce il colore nero con effetto immediato: il carbone vegetale ha la capacità di trattenere i gas che si sviluppano dalla fermentazione nel processo digestivo, rendendo così l’alimento altamente digeribile senza gonfiare l’addome ed è consigliata a tutte quelle persone che riscontrano intolleranze a pasta, pane e pizza e tutti i prodotti contenenti glutine.
‘O Munaciello Miami
6425 Biscayne Boulevard
Miami
‘O Munaciello Firenze
Firenze – Via Maffia, 31
Press: Cristina Vannuzzi

Trattoria Le Mossacce a Firenze

Trattoria Le Mossacce.jpgLa Trattoria Le Mossacce è nel pieno centro storico di Firenze, in Via del Proconsolo, angolo  Borgo degli Albizi, all’ombra del Bargello, la Firenze di Pratolini e della Viaccia, quella dei “bischeri”, dei barrocci e dei vinai, dei panini con la  trippa calda mangiata in piedi nelle piazze, la vecchia Firenze, amata o criticata, la “c” perduta per la strada, ma piena di cultura e ironia, dal dileggio facile per tutti, dai fiorentini personaggi buffi, irriverenti e ironici, dalla fede senza se e senza ma nella Fiore, passione che li vede tutti essere CT, dal lunedì al lunedì dopo….praticamente sempre!

Il locale si vede appena, una piccola insegna verde, la solita da 70 anni, un portoncino di vetro e legno preso d’assalto da file di turisti, che aspettano pazientemente l’ora d’entrata, rigorosamente alle 12 e alle 19……e loro, proprietari, cuochi e camerieri sono dentro il locale, non si scomodano per nessuno, finiscono di mangiare, e….quando gli pare….aprono……Stefano, Giovanni, Matteo, Fabio…..personaggi di una cultura dell’ ospitalità manifestata in modo semplice, diretto ma pieno di umanità, affetto, amore per il proprio lavoro….e allora ti senti in famiglia.

foto mossacce.JPGAlle ore prestabilite dall’orario appeso alla porta, non un minuto prima, entra una fiumana di persone, tutte rigorosamente in fila, e tutte collocate, tipo sardine, in tavolacci dove si mangia senza tovaglia, direttamente sul legno e un pezzo di carta gialla, e,  mentre ti apparecchiano, Fabio stappa il fiasco del vino, ti prendono la comanda e si comincia…….si inizia un concerto, fatto di profumi, antichi sapori, aria di casa, ricordi fanciulli, tutto il calore di casa tua, la tua parte più intima che viene fuori dai flash back di ricordi e sensazioni evocate da questi piatti, semplici, genuini, forse dimenticati dai più, piatti non banali nella loro semplicità….i calamai in zimino, l’ossobuco, la ribollita, la finocchiona, i fagioli al fiasco e all’uccelletto, il baccalà, il tiramisu…unico!!!!!, la francesina, la salsa verde sui bolliti, la trippa, il castagnaccio, lo spezzatino di muscolo…..

a sala è piccola, si sta gomito a gomito con gli altri commensali, il servizio è rapido, quasi brusco. Fiaschi impagliati attaccati, file di prosciutti sospesi, attaccati con le corde, i VinSanti e i “brutti buoni” in mostra, le locandine degli spettacoli cittadini attaccati ai muri, il bancone nell’ingresso, sulla sinistra il tavolone dei “capirotti”…….oggi i quotidiani clienti abituè…ma pochi anni fa il posto fisso della Gina, gentile e sola, che trovava alle Mossacce la sua “famiglia” e di Pietro Annigoni, con i suoi allievi, che aveva lo studio a “2 passi”…. come si dice a Firenze. Eppure  la sala è sempre piena,  non prendono prenotazioni ed è difficile che si possa trovar posto, anche perché al telefono non rispondono. Il motivo è semplice: alle Mossacce si mangia in maniera unica perché la cucina è una cucina fatta con il cuore…….Le portate variano a seconda della stagione, il menu è scritto a mano, rapido, essenziale, frutto della fantasia del giovanissimo cuoco, Matteo, che malgrado la giovane età, ha una cucina tradizionale e antica, frutto di ricette tramandate, classiche, caposaldi della cucina fiorentina e toscana.

Nessun piatto d’alta cucina alle Mossacce, nessun decoro, frasi essenziali, la gente che ti guarda in faccia, ti scruta, legge sul tuo viso chi sei: qua si bada alla sostanza, non c’è tempo da perdere in convenevoli. Le materie prime sono freschissime, selezionate e cucinate come la vera tradizione fiorentina comanda: qui i 4 elementi fondamentali della cucina fiorentina, pane, olio, carne e vino del Chianti sono rigorosamente osservati, fanno parte della filosofia del locale, filosofia tramandata dai “babbi” degli attuali proprietari….e anche questa è cultura vera, insieme a Giotto, Cimabue, Emilio Pucci e Ferragamo, il Duomo, il Pinocchio di Lorenzini/Collodi,  le Madonne, lo Scoppio del Carro, tutto il cuore fiorentino che il mondo osserva, guarda, cerca di apprendere e di copiare …..….e, che in fondo, ci invidia!

  Trattoria Le Mossacce

Firenze, Via del Proconsolo, 55R

 Cristina Vannuzzi Landini

PressOffices Comunicazione

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Trattoria Nuova Magherno è una location unica per una gita fuori porta

Trattoria Nuova Magherno

Trattoria Nuova Magherno

Trattoria Nuova Magherno è una location unica per una gita fuori porta

#RistoranteTrattoriaNuova #unascopertanelpavese

Trattoria Nuova Magherno è una location unica per una gita fuori porta, un incontro romantico grazie ad una saletta interna romanticamente scaldata da un camino o ad una cena o pranzo in famiglia o con amici.

Il locale recentemente ristrutturato è pronto ad accogliere i vostri ospiti una location alternativa ideale anche per gli eventi, le cerimonie, banchetti, aperitivo cene pranzi aziendali o cene per gruppi.

Trattoria Nuova Magherno immersa nel verde della Pianura Padana (a circa 16 km da Pavia)  è la struttura ideale per il tuo evento immersa nel verde, tra coltivazioni di riso, frumento, granoturco.

Trattoria Nuova Magherno

Trattoria Nuova Magherno

Ottimi piatti della cucina tradizionale lombarda con quel tocco creativo riproposti in chiave creativa con  ingredienti genuini e accuratamente selezionati. Da provare la vera pizza napoletana con ingredienti di alta qualità cotta nel forno a legna.
Un’ampia varietà di antipasti
Da provare la pasta fresca
Eccellenti anche i secondi di pesce e di carne
In ultimo per chiudere in bellezza ottimi dolci rigorosamente fatti in casa.
Specialità della casa sono i risotti (come quello con salsiccia sgranata e crema Montasio) senza glutine le rane provenienti dalle risaie che circondano il paese

Punti di forza : cucina genuina e di qualità, il personale gentile e veloce, location alternativa  e prezzo adeguato

Visitate il sito

FB @Trattorianuova2015

Buzzoole

Il Gourmettino a Firenze

14568236_10210391592497112_3285609128034114806_nIl Gourmettino a Firenze
“Cento metri a perpendicolo sul mare”
dal meraviglioso mare della Puglia all’Arte di Firenze….
nasce l’osteria contemporanea
“Il Gourmettino”

Fuori tanta gente che passa, curiosa, mille botteghe, quasi una musica di sottofondo, siamo nel centro storico fiorentino, ma entrando lasci tutto, i rumori della strada si affievoliscono….. noti subito un giardino d’inverno pieno di colori e profumi, un maestoso arancio nel centro di una corte, 14708129_1297108443641678_8265744103068311688_ninsolita e preziosa nel pieno centro della città, un angolo di Puglia, incastonato nel pieno centro, una sorta di insolita gemma, dove Domenico Cilenti, lo chef venuto dalla Puglia….dal suo locale Porta di Basso a Peschici …..a cento metri a perpendicolo sul mare…. ha fissato la sua base fiorentina, un locale pieno di luce e di allegria, dove ti accolgono tanti ragazzi, belli e sorridenti, davanti alla cucina a vista, una scatola di cristallo dove nascono mille sapori, i colori di un muro fatto di mattonelle pugliesi, qui 14718749_1529733727053075_5377079407276549576_nDomenico racconta la sua storia.
Il locale, magnifico nella sua rigorosa semplicità, unisce tutti gli elementi caratteristici della Puglia, il bancone all’ingresso ornato da una lastra di mattonelle di mille colori, parla della sua gente gentile, ma anche dei sapori e profumi antichi della sua terra, con la cucina, il vino, l’accoglienza discreta,
il locale è strutturato nei locali di una antica bottega fiorentina, per cui offre un ambiente raffinato, caldo, in un impatto di materiali fatti da pietra a vista, il color tortora mixato al grigio tenue, le volte a crociera, calde luci soffuse, tavoli di legno biondo con le gambe ottocentesche di ferro nero, una lunga panca in muratura piena di cuscini dai colori soft, una parete dove la sagoma del Duomo di Firenze è sottolineata da luci dando un tocco divertente alle rigorose volte a crociera, un sottofondo sound appena percepito…..e poi la gemma di verde che attira la vista, un arancio orgoglioso, piante, fiori, allegria. Ottimo e professionale il servizio, tutti pugliesi, giovanissimi e professionali, ed un’eccellente carta dei vini, calore dell’accoglienza in una 14125667_10210552716844355_9132364899390635184_olocation di grande raffinatezza.
E poi il “primo attore” Domenico Cilenti, la sua cucina parla della sua terra “a perpendicolo sul mare”, dove l’intensità e la varietà della tradizione del sud incontra la creatività con straordinarie materie prime del territorio, di terra e di mare, lo stile dell’osteria mixato alla contemporaneità, con piatti che richiamano alla mente sapori familiari, ancestrali, la burrata, il pallone di Gravina e il canestrato pugliese, la paparina con le olive, i lampascioni, la scapace, la giuncata, la stracciatella, e poi l’olio salentino……..una cucina basata nell’estro di questo giovane chef, già famoso, che merita grande attenzione, che scava nella memoria collettiva e ne tira fuori rivisitazioni ragionate, mai estreme, dove il richiamo alla tradizione casalinga si fa meno presente per lasciare spazio alla sua creatività esplosiva, 14671230_10153862698862115_8723199993695549847_nil suo sapere modulare l’arte sul filo sottile tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, tra la voglia di andare a ritrovare antichi sapori e il modo di prepararli con la cura di non snaturarli nel riproporli. La sua è una rivisitazione da grande chef, gentile, ragionata, creativa ma mai troppo estrema….oggi, con Domenico Cilenti, nasce un locale a perpendicolo su Firenze.
Il Gourmettino
via Palmieri 31R
50122, Firenze – Italy
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GIARDINO Interno

Enoarte e la Puglia

14671230_10153862698862115_8723199993695549847_nEnoarte e la Puglia
Dalla Puglia a Firenze, il food, il vino e la pietra
Al Gourmettino l’Osteria Contemporanea di Domenico Cilenti

A Firenze si accendono le luci, Il Gourmettino, l’Osteria Contemporanea di Domenico Cilenti, apre i battenti con una serata dedicata agli amici, per una cena particolare: l’omaggio alla Puglia dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai.
14606385_1694804584173180_3303550916225312953_n (1)Ascoltare il tempo e la natura per un magico incontro, quello di Elisabetta Rogai con la Puglia, a Firenze al nuovo locale di Domenico Cilenti, Il Gourmettino, una performance live di EnoArte con una lastra di pietra dell’Azienda Dell’Erbe, leader mondiale, arrivata da Apricena nel Gargano, il Nero di Troia de le Cantine Le Grotte di Apricena (FG) e la cucina di Domenico Cilenti; a Firenze il segno tangibile di una evoluzione che racconta la capacità di produrre una qualità senza eguali, la storia, la natura e la cultura del territorio, così unici per caratteristiche e ricchezza, conferiscono ai prodotti della terra pugliese un valore aggiunto che, se pienamente utilizzato, può creare le condizioni di una nuova stagione di sviluppo condiviso.
Ed Elisabetta Rogai coglie l’attimo, usa i prodotti per “contaminarli” con la sua EnoArte, li vive, trasformandoli in un momento evocativo, ma anche innovazione, pensato, riflesso dai suoi pensieri, dalla sua curiosità, dal suo eclettismo…..nasce una nuova materia dove dipingere con il vino, la pietra garganica di Apricena, che lei domina, con grazia e con 14125667_10210552716844355_9132364899390635184_osapienza, la fa vivere, la plasma di colore, gli da un anima.
E l’eclettismo della Rogai ci porta per la prima volta ad un inedito abbinamento, pietra e vino, la pietra usata come inedita tela d’artista per dipingere con il vino, un abbinamento insolito ma anche logico, quello di unire, con l’arte, due prodotti della terra che ci rappresentano in maniera efficace, con tutte le caratteristiche della cultura come tradizioni, storia e la proiezione verso il futuro, stagione dopo stagione; niente, infatti, come il vino e la pietra parlano della nostra terra, che, coinvolgendo le emozioni in un bicchiere di vino suggeriscono la ricerca per individuare l’evoluzione delle aspettative, gesti armonizzati da un rapporto che acquisisce le sfumature più sofisticate per far nascere un capolavoro della natura.
DOMENICO CILENTI: L’EXECUTIVE CHEF DE IL GOURMETTINO
Nato a Peschici nel 1972, inizia la sua carriera culinaria nella cucina del ristorante di famiglia. Parte poi in Svizzera per lavorare come sous chef nelle cucine di Dario Ranza, executive chef della Villa Principe Leopoldo di Lugano.

Dal 2003, con l’apertura del suo ristorante “Porta di Basso”, contribuisce alla riscoperta del Gargano e del suo patrimonio gastronomico, grazie alla sua cucina d’innovazione pugliese.
La cucina di Domenico è focalizzata sulla creazione di un’esperienza totale fatta di sfumature nette e di sapori brillanti tipici del sud Italia, composta da prodotti interamente biologici, biodinamici o selvatici.
14708129_1297108443641678_8265744103068311688_nLo stile audace che caratterizza gli abbinamenti dei suoi piatti gli permette nel 2003, a un anno dall’apertura, di entrare nella guida Michelin. Nel 2006 vince il premio come miglior giovane chef della Puglia, nel 2008 quello di miglior giovane chef del Mezzogiorno a cura di Luigi Cremona, noto giornalista del mondo culinario e nello stesso anno è insignito del titolo di chef dell’anno in Puglia.
Oggi Domenico Cilenti è riconosciuto come uno dei più influenti cousine chef pugliesi nel mondo.

A Firenze da Carmine la cucina non è una moda……ma arte, cultura, ricordi…..

basilica di santa maria del carmineA Firenze da Carmine la cucina non è una moda……ma arte, cultura, ricordi…..

Come diceva Plutarco, nelle persone belle è bello anche l’autunno…..ma per Valentino, uno dei proprietari, le stagioni sono tutte belle perché lui vive a Firenze, nell’Oltrarno, in Piazza Del Carmine, e vivere a Firenze non è casuale ma è un dono.
Può un posto dare un imprinting ad una cucina? Quando il creativo è tale e lascia che sia il territorio ad esprimersi, tutto il fascino, la storia, le storie più lontane, i segreti culturali di quella terra possono esprimersi e manifestarsi e dare un tono, un appeal, una connotazione. Ed è proprio da tutto quello che lo circonda, dove è nato e vissuto, che Valentino ha assorbito un rapporto intenso, tra l’uomo e l’arte, sempre in bilico fra attese e incontri, segni di appartenenza, ricordi che arrivano da lontano e, per merito della sua professione, ritornano chiari, portati in 20160213_133315superficie, naturali e spontanei.
La proprietà di Carmine, allergica ai palcoscenici mediatici, gestisce il locale, nato negli anni ’50, con amore e competenza, il suo è un lavoro di alto artigianato, di ricerca di prodotti, di innovazione, voglia di stupire ma con Firenze sullo sfondo. Tutto il fascino dell’Oltrarno si riflette nel locale, semplice ma ruspante, il bancone di mescita, come usava una volta, è il primo impatto quando si entra, intorno i rumori che si rincorrono in una lenta sinfonia, la gente si conosce da sempre, gli artigiani che stanno scomparendo, qui c’è la parte più vera della città. E così che Valentino ha portato la sua cucina del locale ai massimi livelli qualitativi, stupisce sicuramente, perché, con la qualità, ha coniugato un percorso che unisce la tecnica con il territorio.
20151205_140114La cucina toscana è povera, nasce dal pane, ma si arricchisce via via di profumi e sapori che la rendono unica e, certo, l’impronta di chi cucina e gestisce il locale è marcatamente evidente nelle portate principali, che risentono di un timbro che è connaturato nella storia della città, percorsi di terra toscana, sapori di pappardelle al cinghiale, la trippa, il fritto, la dolce sensualità dei vini rossi toscani, e l’ospite che si ferma, trova nel piatto, quasi per magia, racconti di lunghe distese di viti fra Firenze e Siena, cancelli di ferro incoronati dal glicine, la tavolozza infinita di sfumature di rosso, di arancio, i gialli, gli ocra, i viola……suggestioni autunnali, passioni estive, languidezze primaverili, richiami ad una terra generosa.

Valentino come nasce la sua passione per la cucina?
Il locale ha tanti anni, nato negli anni ‘50, noi lo gestiamo da 26 anni ed è immutato, io ho sempre amato la cucina, infatti fin da piccolo 10 12 anni non mi accontentavo delle banalità, per me ogni piatto è un per me le patate fritte si fanno come allora e non si usano quelle congelate, noi le facciamo tagliate fini fini, una per una, e fritte nell’olio d’oliva, quello di una volta e si asciugano sulla carta gialla……non sono solo patate fritte ma sono un mondo di bontà!!!!!

Hai avuto un maestro o una persona di riferimento che ha ispirato la tua ricerca?
ho sempre avuto punti di riferimento, passione principalmente, più che dei veri e propri maestri.

Cucina, innovazione o tradizione?
per me l’innovazione rappresenta un modo per esprimere il passato…ma con idee e metodi innovativi.
Come definisci la tua cucina?
…una buona cucina. ..la mia!!!

Che peso ha la tradizione nella tua cucina?
La tradizione è parte fondamentale ed integrante della mia cucina…lo stile di vita toscano, fiorentino, di quando si faceva della condivisione uno stato sociologico, lo stare insieme intorno alla tavola…

Trattoria Da Carmine
Piazza del Carmine 18r, Firenze, Italia

055-218 601

Ristorante l’accademia a Reggio Calabria 14 punti su La Guida de L’Espresso 2016

Scaloppa di Orata con cipolla rossa di tropea al greco calabres Ristorante l’accademia a Reggio Calabria  14 punti su La Guida de L’Espresso 2016

Filippo Cogliandro, chef e patron del Ristorante L’Accademia a Reggio Calabria: in questi giorni il suo ristorante ha avuto 14 punti sulla Guida de L’Espresso 2016.
Sembrano scale, infinite, interminabili, una montagna di scale che Filippo ha salito, dopo anni travagliati e dolorosi in cui un vago punteggio sulle guide prestigiose era un miraggio, nemmeno un sogno perché Filippo i sogni ha smesso di farli da tempo.
Oggi i 14 punti assegnati dalla Guida de L’Espresso 2016 all’Accademia, il locale di Filippo Cogliandro, si aggiungono alla nomina di Ambasciatore della Ristorazione Antiracket nel mondo e al secondo posto ottenuto nella sezione Ristoranti Gourmet, nell’ambito del Premio Nazionale “Ospitalità Italiana 2013”, ma sono emblematici perché vogliono significare tanto, sia per lui e la sua brigata che per la sua Calabria, bella da morire, anni di dolore senza piegarsi, il locale vuoto per la paura, e poi finalmente Don Ciotti, il Prefetto di Reggio, il Procuratore Capo De Raho, il Sindaco di Motta San Giovanni, Tano Grasso, il Comandante Ferdinando Mazzacuva, Claudio La Camera….la prima spiaggia di Libera,  ma anche gente comune che gli si stringe attorno e lo guarda negli occhi.
Filippo i giornali non ha più tempo per leggerli, altri accadimenti, altro dolore a gente che ha solo il difetto di lavorare, Filippo tira avanti e finalmente ha smesso di salire scale, ha aperto un tempio gourmet, L’Accademia, a Reggio Calabria, è orgoglioso per la nomina di Ambasciatore della ristorazione antiracket nel mondo, e, ultimamente, anche i complimenti di Raffaele Cantone, che conosce bene la sua storia; Filippo, con il suo sous chef Giovanni Dascola e la brigata, crea, inventa, ricorda,  grandi ceste di pesce appena pescato passano dalle sue mani, è un artigiano della creatività, i sapori si fondono con il suo cielo e il suo mare, lui si esprime con le mani, per creare, e con il cuore per raccontare la sua terra avendo capito che anche la cucina può testimoniare il suo attaccamento alla sua terra facendo apprezzare ai suoi clienti una buona cucina che viene anche dall’utilizzo dei prodotti del territorio.
MALL2160 (1)Da oggi Filippo comincia un percorso, fuori Reggio Calabria, in giro per le città dove la legalità ha un ruolo fondamentale ma la sua cucina sarà il primo attore, parlando attraverso i suoi piatti.  Un grande concerto, come dice Filippo Cogliandro, fatto di profumi e sapori, musica e armonia, musica e suoni, musica e parole, perché….il silenzio uccide.
Press Cristina Vannuzzi
L’Accademia Ristorante Gourmet
Via Largo Cristoforo Colombo, 6,
Reggio Calabria RC, Italia

Nuovo tris d’assi a Mangia come scrivi: Rattaro, Sparaco e Roversi

054df828-5cf1-47d3-a665-58f0df5d9681Nuovo tris d’assi a Mangia come scrivi: Rattaro, Sparaco e Roversi
Venerdì 13 novembre all’Antica Tenuta Santa Teresa di Parma la vincitrice e due dei finalisti del Bancarella 2015

PARMA – Giovani e premiati: la vincitrice del Bancarella 2015 e due dei vincitori del Premio Selezione Bancarella 2015. Tre autori talentuosi, tra i più amati dai lettori, per una serata unica e irripetibile. Sono la genovese Sara Rattaro, la romana Simona Sparaco e il mantovano (milanese d’adozione) Paolo Roversi i protagonisti della cena di Mangia come scrivi “Talenti da Bancarella”, in programma venerdì 13 novembre all’Antica Tenuta Santa Teresa di Parma.

I LIBRI
Le autrici di Niente è come te (Garzanti) e Se chiudo gli occhi (Giunti), con lo scrittore di Solo il tempo di morire (Marsilio), “giocheranno” secondo la formula della rassegna ideata e condotta dal giornalista Gianluigi Negri: tra una portata e l’altra, la Rattaro presenterà e leggerà la Sparaco, la Sparaco presenterà e leggerà Roversi, Roversi presenterà e leggerà la Rattaro.

e450a4c3-1d73-4d67-9224-030b5f0cb223IL MENU
Per omaggiare gli autori, gli chef della Tenuta interpreteranno ricette della cucina mantovana, genovese e romana, senza dimenticare uno dei cavalli di battaglia della cucina parmigiana, come la rivisitazione della classica e saporita punta di vitello al forno. Ad accompagnare il tutto, i grandi vini selezionati da “Il Bere Alto” di Claudio Ricci.
Per informazioni sul ricchissimo menu e prenotazioni: 0521 462578.

IL SUCCESSIVO MANGIA COME SCRIVI A PARMA
Il prossimo appuntamento emiliano della rassegna si terrà venerdì 4 dicembre. I protagonisti della serata “Ritorno al Mondo piccolo” – che sarà dedicata alla figlia di Giovannino Guareschi, Carlotta, recentemente scomparsa – sono Guido Conti, Alessandro Gnocchi, Egidio Bandini e l’artista Roberto Meli.

1792a770-9bb2-4980-bde4-9560d5af5e87Pregusta il menu

PARMA
Antica Tenuta Santa Teresa
(strada per Beneceto, 26)
Inizio serata: ore 21.00
Info e prenotazioni: 0521 462578

GIOVEDÌ 13 NOVEMBRE
Talenti da Bancarella
OSPITI: Sara Rattaro, Simona Sparaco, Paolo Roversi

Contatti:
info@mangiacomescrivi.it Tel. 347 6961251

Da Bule al Bargino

1024px-BarginoDa Bule al Bargino
Un puledrino, svelto e agile, scattante, una massa di riccioli neri, gli occhi a scoprire il mondo, troppo grande per uno scricciolo d’uomo, in paese lo chiamavano Bule, la sua allegria contagiosa e il suo muoversi rapido, un puledrino di razza che correva da una parte all’altra , tra le stradine strette e i casolari, la sua grande libertà era il mare di verde che circonda Bargino, il paesino delizioso vicino a Firenze, nel cuore del Chianti Classico.
E il nome Bule è rimasto, il cavallino dalla criniera al vento corre sempre, impaziente, cresciuto in famiglia, tra profumi e sapori di un tempo, mantenendo lo spirito di vivere in una atmosfera semplice, di campagna come si dice con rimpianto, conoscere il profumo del pane, i sapori indimenticabili delle marmellate fatte in casa, il latte…il caffellatte di una volta, imparare i ritmi delle stagioni, il blog blog della pentola di coccio dei fagioli che sobbolle lenta, in un angolo del camino, tutto scandito dalle risate infantili del giovane puledrino; ormai in paese tutti lo chiamano Bule, persino la moglie Sara, ed il ragazzo cresce….e, nel 1996, nasce “Da Bule”, creato da Daniele Cestelli – il suo vero nome – appena maggiorenne e la sua nonna Gina.
All’ingresso ti accoglie una montagna di legna, ciocchi di olivo tagliato che anticipa grigliate e un forno capace, e poi una grande sala, tavoli in legno, tovaglie a quadretti bianchi e rossi, è già il passaporto per l’allegria, la cucina a vista dove si celebrano ogni giorno le storie di un tempo, le ricette antiche, semplici, della nonna Gina, il ricordo dei piatti, riportati sulla tavola, giorno dopo giorno, per fare riaffiorare i sapori di un tempo.
Oggi Daniele Cestelli, ormai Bule, è un bel giovane, e ha sempre la testa piena di riccioli neri, quasi una criniera, è coadiuvato dalla moglie Sara, in sala accolgono come si fa in campagna, va incontro al cliente con un sorriso per tutti, un discorso ininterrotto fra 10929547_1400500780274800_7774998309862071263_npaesani, ci si conosce tutti e i fatti di uno sono fatti di tutti, la sua cucina non è innovazione ma ricordo, non è ricerca ma nostalgia, non studia piatti nuovi, ricette che sorprendono ma cerca di recuperare i sapori antichi, la semplicità che  diventa stile ed eleganza, fatta da pecorini e salumi della zona, offre i fegatelli con i fagioli al fiasco, il baccalà con le cipolle, esalta la sua carne alla brace, con la bistecca alla fiorentina, la rosticciana, la scamerita, le salsiccie e i fegatelli di maiale, e per i buongustai ancora piccione, galletto, agnello, le schidionate di arrosti, il peposo, che nasce poco lontano, all’Impruneta, creato dai fornacini impegnati alla copertura del tetto del Duomo di Firenze con i coppi di cotto, usa la carne della zona, e poi la bontà dei dolci fatti in casa, gusti completamente diversi da quelli acquistati, dove ritrovi il lievito, la cannella, le uova razzolate poco più in là ed ecco i tiramisù, le crostate, la crema pasticcera, i biscottini tuffati nel passito…e Bule compie il miracolo, ti riporta ad essere bambino, e, attraverso il cibo, magicamente, riaffiorano i ricordi e le nostalgie di mondi perduti.

Forse ripensa alle sue corse, da ragazzino, dove tutto era più facile, abbandonarsi in un mare verde d’erba e di campi dei dolci panorami toscani, l’argento degli olivi, la nonna Gina, il calore unico e importante per un bambino di crescere con un nonno, a Bargino, il piccolo borgo ai piedi del Castello di Bibbione da una parte e il Castello di Pergolato dall’altra, i giochi dei ragazzi sul fiume Pesa e le gare a chi pescava il pesce più grosso nel lago del Mulinvecchio, vicino al cipresso secolare che domina l’incrocio al centro del paese.
Corri Bule, puledrino pieno di sogni….la nonna Gina sarebbe fiera.
Press: Cristina Vannuzzi Landini

TRATTORIA RISTORANTE DA BULE snc –
Str. reg. Cassia 90/I – 50026 – Bargino – San Casciano In Val Di Pesa (FI)
Tel: 055 8249489 | Cell: 338 1940183 |
E-mail: trattoriabule@gmail.com – info@trattoriadabule.it

Marco Ferradini e Enzo Gentile a Mangia come scrivi

be9315ef-71ed-4b33-94a9-ce4aeb96d484Marco Ferradini e Enzo Gentile a Mangia come scrivi
Giovedì 12 novembre “La grande canzone d’autore italiana” al Ristorante Il Garibaldi di Cantù

CANTÙ (Como) – Mangia come scrivi torna ad occuparsi di musica. Lo farà, grazie a Marco Ferradini e Enzo Gentile, che saranno protagonisti giovedì 12 novembre, al Ristorante Il Garibaldi di Cantù (Como), della serata “La grande canzone d’autore italiana”.

I PROTAGONISTI
Il cantautore di Teorema, originario di Como, che ha da poco pubblicato i singoli Due splendidi papà (in duetto con Gianni Bella) e Attimi, ricorderà l’indimenticato amico e artista Herbert Pagani, al quale aveva dedicato, nel 2012, il doppio cd La mia generazione (con la partecipazione, tra f1f81fc7-981e-4ead-949a-9ec6afb79385i tanti, di artisti come Eugenio Finardi, Alberto Fortis, Fabio Concato, Moni Ovadia, Ron). Il critico musicale milanese presenterà il suo ultimo libro Lontani dagli occhi – Vita, sorte e miracoli di artisti esemplari (Laurana), nel quale ripercorre la vita di Pagani, Fred Buscaglione, Piero Ciampi, Sergio Endrigo e Nino Ferrer, straordinari “poeti” uniti da un destino di chiaroscuri.
A tavola, seduti con il pubblico, tra un piatto e l’altro intratterranno i commensali, “guidati” dal direttore artistico Gianluigi Negri.

IL MENU
La serata prevede, come sempre a Mangia come scrivi, quattro portate e tre/quattro vini selezionati. Tra i piatti da non perdere del menu musicale, un antipasto con quello che e7f2c765-7c47-4d67-bca1-6010aa19effb“Gambero Rosso” ha definito il miglior prosciutto cotto italiano (il Branchi ’60) ed un primo con uno speciale ragù di maiale nero. L’inizio della cena è fissato alle 20.30. Info e prenotazioni: 031 704915.

LA SERA SUCCESSIVA
Venerdì 13 novembre Mangia come scrivi sarà a Parma, all’Antica Tenuta Santa Teresa. Protagonisti della serata “Talenti da Bancarella” saranno la vincitrice 2015 Sara Rattaro e i finalisti Simona Sparaco e Paolo Roversi.

Il menu musicale

CANTU’ (Como)
Ristorante Il Garibaldi (piazza Garibaldi)
Inizio serata: ore 20.30
Info e prenotazioni: 031 704915

GIOVEDÌ 12 NOVEMBRE
La grande canzone d’autore italiana
OSPITI: Marco Ferradini e Enzo Gentile

Contatti:
info@mangiacomescrivi.it Tel. 347 6961251

Mangia come scrivi e i menu afrodisiaci

Mangia come scrivi e i menu afrodisiaci
I menu afrodisiaci (tra ricette impudiche e doppi piatti dolci/piccanti, invitanti anche per chi non potrà esserci) ed i programmi fino a dicembre di entrambe le stagioni.

– Giovedì 24 settembre a Cantù (Como), al Ristorante Il Garibaldi alle 20.30, la serata “Un Po di Eros al Lago – Anteprima” avrà come protagonisti gli scrittori Olympia Fox, Ashara Amati, Michele Cogni e l’editore Massimo Casarini. INFO: 031 704915

– Venerdì 25 settembre a Parma, all’Antica Tenuta Santa Teresa alle 21, la serata “Un Po di Eros 5 – Anteprima”, avrà come protagoniste le scrittrici Sara Bilotti, Charlotte Lays, Liviana Rose e l’editore Massimo Casarini. INFO: 0521 462578.

Ristorante Il Garibaldi
Piazza Garibaldi, 13
Cantù (Como)
www.ilgaribaldi.it
Tel. 031 704915

GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE – ORE 20.30

“Un Po di Eros al Lago 2 – Anteprima”
(Cena Afrodisiaca con prelibatezze liberamente ispirate a “La cucina impudica – Ricette segrete
di una donna di mondo rivelate a chi intenda diventarlo”, con prefazione di Luigi Veronelli)

Menu

Un caloroso Benvenuto con le Bollicine dell’amore
Pecorino Spumante Brut

Antipasto
La Libido si veste di giallorosa
Code di Gamberi con Pisellini allo Zenzero
Vino
Passerina Marche Igt

Primo
Un suadente Abbraccio
Mutini alla moda di Bayonne
Vino
Rosso Piceno Doc

Secondo
Un po’ di Trasgressione
Quaglia della vendemmia con Purè di Zucca al Rosmarino
Vino
Rosso Piceno Superiore

Dolce
Niente Sesso, siamo inglesi (non vale per gli italiani):
Delizia britannica

Vini
Durante la cena verranno serviti quattro grandi vini delle Marche, prodotti dall’Azienda Agrivinicola Cherri di Acquaviva Picena (www.vinicherri.it) e selezionati da Vineggiando di Cantù

Costo della cena: 35 euro
Prenotazioni: Tel. 031 704915 oppure ilgaribaldicantu@libero.it oppure info@mangiacomescrivi.it

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Antica Tenuta Santa Teresa
Strada Beneceto, 26
Parma
www.anticatenutasantateresa.it
Tel. 0521 462578

VENERDÌ 25 SETTEMBRE – ORE 21

“Un Po di Eros 5 – Anteprima”
(in collaborazione con il sito Eroxè: www.eroxe.it)

Menu Afrodisiaco

Aperitivo
Il Cocktail dell’Amore accompagnato da audace Finger Food

Antipasto “dolce”
La sinuosa Spalla Cotta di San Secondo in un tenero abbraccio con Cipolle dolci su letto di morbido pane fatto in casa
Antipasto piccante
La Mezzaluna ripiena che induce in “Tentazione” con la ‘Nduja

Primo “dolce”
Le Delizie di Giuseppina Bonaparte alla Rapa Rossa con Verdure di stagione croccanti
Primo piccante
I Panciotti al colore della Passione con polvere di Peperoncino

Secondo “dolce”
Gli imprevedibili Dardi di Cupido (Carrè di Agnello) con la Salsa del desiderio
Secondo piccante
Gli ardenti Saltimbocca di Pollo alle Spezie di Afrodite

Dolce
La Bavarese al Cioccolato Bianco con romantica Crema allo Zafferano

Vini
Durante la cena verranno serviti quattro vini selezionati da “Il Bere Alto” di Claudio Ricci

Costo della cena: 35 euro
Prenotazioni: Giampaolo Tel. 0521 462578, info@anticatenutasantateresa.it oppure info@mangiacomescrivi.it

Gianluigi Negri
347 6961251
www.mangiacomescrivi.it
www.mangiacinema.it

Tumiturbi

20150719_200927 (1)Tumiturbi
A Firenze le nuove emozioni di Alberto Bernardoni
In effetti, Alberto Bernardoni, dovunque vada e si metta ai fornelli, suscita curiosità e la gente capisce il suo vero talento, sia in Italia che negli Usa, dovunque Alberto fa fare alle persone un vero e proprio viaggio tra vini e sapori del territorio toscano, i sapori provenienti dalla nostra bella Italia.
I suoi piatti racchiudono infatti il sole del Mediterraneo, così come l’aroma della terra e l’effervescenza delle acque, sia lacustri che marine. Il tutto unito ed esaltato dall’ormai capacità e sicurezza tecnica, al fine far fare al palato un percorso gustativo dovuto all’eccellenza. Ogni sua portata, ogni piatto, ogni fantasia culinaria rappresenta, quindi, un piccolo capolavoro, perché si tratta di talento, o arte, quella di Bernardoni, vagabondo di lusso, per lui è adatta la canzone di Gianna Nannini, “Ragazzo ……non pianti mai bandiera” , sempre in giro per il mondo, pieno di riconoscimenti ricevuti nel corso della sua lunga carriera.
Infatti, parte da Firenze, ragazzo, a partire dagli anni ’80, quando giovanissimo si è trovato con tutta la sua famiglia alla guida di un ristorante considerato tra i tre migliori di Firenze, Ganino, dove ha letteralmente fatto scuola, proponendo una visione avanguardistica, tanto nella preparazione quanto nella presentazione dei suoi piatti, inserendosi così tra la schiera di coraggiosi innovatori che ha aperto le porte alla concezione di cucina come arte, e tutto, su tavole francescane, carta gialla, piatti contadini e tanta simpatia!!!!!
Sempre in Toscana, la sua terra d’origine, gestisce poi “Il Bambino”, il “Parione”, il 20150719_200954“Moscacieca”, inaugura “il Francescano”, dove ha continuato per anni a stupire con le sue sperimentazioni, abbinando l’innovazione e la fantasia con i grandi classici della cucina nostrana, con una particolare attenzione verso la selezione delle materie prime, i prodotti e gli ingredienti tipici del suo territorio.
Da circa sei mesi il grande passo, nella strada più amata dai fiorentini, Via dei Georgofili, zona Via Por Santa Maria, Uffizi, inaugura, con il valido aiuto della compagna Carlotta e la sua mamma Stefania (la sua quasi suocera) apre “TuMiTurbi”, enoteca con cucina, tutta un armonia di colore e sapori, pomodori e trecce d’aglio attaccate ai ferri, ceste di funghi, fiori, salse e marmellate, una corte piena di fiori, piante e candele, che si fa portavoce di un genere di cucina che definisce del territorio, ossia focalizzata sul prodotto fiorentino e toscano ,e sicuramente vincente su ogni genere di contaminazione o moda internazionale.
Un piatto, secondo Bernardoni, deve quindi suscitare emozioni, mangiandolo: i suoi piatti racchiudono infatti il sole del Mediterraneo, l’aroma della terra e i profumi dei suoi prodotti, ogni sua portata rappresenta, quindi, un piccolo capolavoro.

L’INTERVISTA AD ALBERTO BERNARDONI:
Come hai iniziato a fare lo chef? Diciamo a fare il Ristoratore
Io mi sono fatto da solo. Ho cominciato giovanissimo, con tutta la famiglia, da Ganino, in quei giorni il locale più IN di firenze, venivano tutti, i giocatori della Fiore, Giancarlo Antognoni, i più importanti imprenditori di firenze, Prato, Santa Croce, amici indimenticabili che, molti, non ci sono più…..ho abituato il cliente vip a mangiare sulla tavola senza tovaglia, sulla carta gialla, fette alte 3 dita di mortadella, tartufi a kili…….e da Ganino è iniziato il mio primo viaggio. E poi, volendo realizzare un sogno, non mi sono mai più fermato.

Quali ‘ingredienti’ ti hanno permesso di farcela?
Dedizione, sacrifico, sregolatezza, passione, emotività. Ma non sono ancora all’apice, io, nel mio lavoro, metto il cuore, la mente e la creatività.

Qual è la caratteristica principale del tuo carattere?

La  passione e la cura in quello che faccio.

Il  tuo piatto preferito?

Lascio dirlo agli altri, ma, dato che sono fiorentino, tutti i piatti tipici, la pappa al pomodoro, la ribollita, il peposo, gli ossi buchi, il tiramisù….
l’ingrediente che usi di più in cucina?

Tutti quelli che trovo la mattina quando vado ai mercati a fare la spesa, sono loro che determinano la mia cucina!

Quando non sei ai fornelli qual è la tua attività preferita?
Stare a casa con la mia Carlotta e poi, in ferie, viaggiare e conoscere altri paesi, altre cucine, altre usanze.

Il tuo rapporto con l’arte e la tua forma d’arte preferita?

Ho la fortuna di avere una amica particolare, l’artista fiorentina Elisabetta Rogai, l’artista che ha inventato EnoArte, dipingere con il vino, che quest’anno è stata prescelta, a livello internazionale, dalla giunta Comunale di Siena per dipingere, anche con il vino del territorio senese, il Drappellone dell’Assunta del Palio di Siena. Mi ha promesso una sua opera dipinta al vino che farà bella mostra a Tu Mi Turbi.

Se fossi un quadro o un’opera d’arte quale saresti?

Una natura morta di Arcimboldo
Se fossi un film…?

Colazione da Tiffany con l’indimenticabile Audrey Kepburn
Tu fossi una canzone?
La vita è bella, dal film di Benigni
Qual è lo chef che ammiri di più?
Siro Maccioni, un vanto dell’Italia
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Che “Tu Mi Turbi”, la mia ultima creatura, come l’abbiamo chiamata, enoteca con cucina, sia finalmente il mio punto di arrivo e di partenza insieme a Carlotta e Stefania
Hai mai usato la cucina come arma di seduzione?
Sicuramente, la cucina è un discorso aperto fra il cliente e me, è convincere, sedurre, fare compagnia, dare ricordi, emozioni, è seduzione!
Il tuo motto?
Come diceva Rossella O’Hara, domani è un altro giorno…..

Uffico stampa: Cristina Vannuzzi
Tumiturbi
Ristorante/bar
Trattoria

Via Lambertesca 22 r
50123 Florence Via Lambertesca 22 r
Tel: 055219162

L’Agriturismo Il Cielo di Strela si presenta

ilcielodistrelaL’Agriturismo Il Cielo di Strela si presenta

L’azienda nasce nel 2012, con un nome che lascia trasparire il concetto che sta alla base di questa scelta: Azienda agricola Ritorno al futuro. La struttura dell’agriturismo è invece nuovissima, inaugurata nell’aprile 2014.
Siamo un’azienda agricola biologica certificata e le strutture sono costruite in bioarchitettura (legno).
Per noi questo “folle volo”, significa riscoprire il valore delle cose, riappropriarsi del rapporto Madre Terra-Uomo, riassaporare il gusto di dissodare, seminare, coltivare ed infine raccogliere i frutti che Lei ti può dare. Significa uscire dal vortice che un sistema sociale in crisi ci vorrebbe imporre, condividere con i nostri cari ed i nostri amici il frutto del lavoro e di una fatica che ha ritmi e gesti antichi.
La nostra scelta è quella di assecondare la Natura, rispettarne i ritmi, aiutarla a darci i suoi frutti migliori, le carni più buone e più sane.
Siamo biologici, prima per scelta etica che produttiva.
Siamo viticoltori, perché il vino è, insieme all’olio ed al pane, il simbolo del lavoro dell’uomo in campagna.
mariniSiamo allevatori, perché abbiamo conosciuto sapori e profumi che oggi si credono scomparsi, ma che, in realtà, sono solo appannati da materie prime banali, standardizzate verso il basso e lavorate senza cura e passione.
Siamo ristoratori, perché abbiamo il gusto ed il piacere di ospitare e far assaporare piatti preparati con passione, rispetto per i sapori genuini e cura nella scelta delle materie prime
E facciamo tutto con curiosità ed umiltà.
Ma soprattutto siamo al servizio di una Natura che nessuno, neppure il miglior chimico, agronomo o tecnologo alimentare, può superare né migliorare.
Il nostro agriturismo punta molto sulla cucina: io sono cuoco diplomato alla scuola di cucina Alma ( http://www.alma.scuolacucina.it/ ), e gran parte dei prodotti che utilizzo provengono dalla mia azienda agricola. Quello che non ho, lo acquisto da aziende partner in valle o da piccoli produttori che ho selezionato personalmente.
Punto molto sulla riscoperta dei piatti della tradizione e del territorio emiliano-romagnolo e ligure. Sto riscoprendo alcuni piatti “dimenticati” ed uso la favolosa trota della Val Taro, allevata a Boschetto di Albareto.
Produco da anni apprezzatissimi salumi (salame, culatello, coppa).
Ho una cantina ben fornita: troverete sia i giovani e tipici vini del nostro territorio che i grandi classici della tradizione italiana (chianti toscani, nebbiolo e barbaresco del Piemonte, rossi siciliani e bianchi trentini), oltre ad un paio di champagne di piccoli produttori.
Siamo a metà strada tra i paesi di Borgo Val di Taro e Bedonia, che distano una decina di km entrambi.
In un’oretta si raggiunge Sestri Levante, perla del Tigullio.

Mario Marini
Agriturismo Il Cielo di Strela
Strada Costalta, 62
Strela di Compiano (Parma)
www.ilcielodistrela.it
Tel. 348 2885159

Ridendo, sferzando e… gustando con Flavio Oreglio a Mangia come scrivi

oreglio-ridendoRidendo, sferzando e… gustando  con Flavio Oreglio a Mangia come scrivi
Giovedì 28 maggio ospite della rassegna gastronomica e letteraria al Ristorante Il Garibaldi l’attore comico milanese con la sua “Antologia di buoni spropositi”

CANTÙ (Como) – In un anno per lui davvero speciale e con dodici mesi all’insegna di spettacoli, serate, libri e cd (racchiusi nelle celebrazioni “1985-2015 Trent’anni on stage”), Flavio Oreglio sforna un nuovo progetto.

“Ridendo e… sferzando – Antologia di buoni spropositi” (PAPICOEventi) è il cofanetto da collezione che l’artista milanese presenterà GIOVEDI’ 28 MAGGIO, al Ristorante Il Garibaldi di Cantù (Como), nell’ambito della rassegna Mangia come scrivi che, per l’occasione, offre al proprio pubblico un appuntamento extra dopo la chiusura ufficiale della stagione lombarda lo scorso mese e dopo aver celebrato il centesimo Mangia come scrivi il 17 aprile in provincia di Parma.

L’appuntamento “101” della kermesse ideata e condotta dal giornalista Gianluigi Negri si chiama, inevitabilmente, “Ridendo, sferzando e… gustando”. Oreglio cenerà insieme al pubblico (inizio alle 20.30; info e prenotazioni allo 031 704915) e, da par suo, intratterrà i commensali con battute, aneddoti, ricordi, presentando questa sua ultima fatica, contenente un cd con dodici brani, il libro “Ridendo e sferzando” (uscito per la prima volta nel 1998 e pubblicato da Greco & Greco) e l’opuscolo che illustra la storia di un progetto, come sempre, singolare e curioso. Durante la serata sarà possibile acquistare il cofanetto, stampato in tiratura limitata (solamente 350 copie numerate e firmate dall’autore).

Per Oreglio si tratta di un ritorno a Mangia come scrivi, dopo la memorabile serata “Storia curiosa della scienza” che aveva fatto registrare il tutto esaurito lo scorso gennaio a Fontevivo (Parma). E almeno due portate su quattro sono proprio rivisitazioni di piatti della cucina parmigiana, che gli chef del Garibaldi proporranno all’attore comico milanese e ai partecipanti: dalla cupola di risotto con culatello alla mitica crostata di Mirella Cantarelli (della storica trattoria di Samboseto, frazione di Busseto). I tre vini selezionati da Alfonso Galvano di “Vineggiando” sono, invece, prodotti dall’Azienda Agricola Ronchi San Giuseppe (www.ronchisangiuseppe.com) di Spessa di Cividale del Friuli (Udine).

OREGLIO-276Tra una portata e l’altra, spazio agli “spropositi” di Oreglio che racconterà come abbia visto la luce questa sua opera prima “pre-catartica” e come si sia sviluppata in tre momenti artistici diversi: “Melodie & Parodie” (1985-1988), “Clownstrofobia” (1988-1990), “Burlando Furioso” (1990-1995). Proprio a questo lavoro si ispira il nuovo live “Trent’anni ridendo e sferzando”, che Oreglio sta portando sui palchi italiani insieme allo spettacolo “Discorso sul metodo dell’attor comico” che ha debuttato a fine gennaio.

Le due stagioni di Mangia come scrivi, dopo la pausa estiva, riprenderanno alla fine di settembre. Quella lombarda sempre al Garibaldi, quella emiliana a Parma “in un nuovo locale – anticipa il direttore artistico Negri – che verrà annunciato nei prossimi giorni”.

In occasione dei “trentanni on stage” di Flavio Oreglio, PAPICOEventi ha prodotto il cofanetto “Ridendo e Sferzando – Antologia di buoni spropositi”, introduzione e riassunto dell’omonima opera prima del festeggiato, elaborata tra il 1985 e il 2000. Ridendo e Sferzando è una trilogia articolata in “Melodie & Parodie – Pensieri di un rivoluzionario moderato” (1985 – 1988), “Clownstrofobia – Esperimenti di genetica musicale” (1988 – 1990) e “Burlando Furioso – Monologhi e canzoni tenuti insieme con il nastro adesivo” (1990 – 1995). La sintesi dell’opera fu messa in scena da Oreglio tra il 1995 e il 2000, mentre parallelamente sperimentava nuove idee al Caffè Teatro di Verghera di Samarate (VA) da cui sarebbe emerso il progetto successivo: “Il momento è catartico”. Il cofanetto contiene un CD, il libro pubblicato dalla casa editrice Greco & Greco nel 1998 e un opuscolo che illustra la storia di quest’opera. Le tracce contenute nell’album, sono versioni inedite (reincise nel 1998 e mai pubblicate) di brani tratti dai tre dischi che compongono la trilogia. Il master – che era andato perduto ed è stato ritrovato casualmente due anni fa in uno scantinato impolverato durante un trasloco – ha restituito all’ascolto il brio e la freschezza di un momento artistico ispirato e originale.

Nella ricorrenza del Trentennale, PAPICOEventi ha il piacere di proporlo al pubblico in tiratura limitata: 350 copie numerate e firmate dall’autore che nell’occasione ha dimostrato ancora una volta di essere un uomo di polso. Un’immagine di sé che aveva già dato per altri versi in età adolescenziale.

RIDENDO E . . . SFERZANDOProdotto da: PAPICOEventi – Cristina Maletti – Fulvio Gaddi e Alessandro Rivawww.papicoeventi.com

Ristorante Il Garibaldi

Piazza Garibaldi, 13

Cantù (Como)

www.ilgaribaldi.it

Tel. 031 704915

GIOVEDÌ 28 MAGGIO – ORE 20.30

“Ridendo, sferzando e… gustando”

Menu

Antipasto

Strudel Primavera con Fonduta di Parmigiano Reggiano

Vino

Sauvignon Doc Friuli Colli Orientali

Primo

Cupola di Risotto alla Parmigiana ricoperta con Culatello e guarnita con Polpettine di Cinta Senese

Vino

Sauvignon Doc Friuli Colli Orientali

Secondo

Coniglio Reale con Olive Taggiasche

Vino

Refosco Dal Peduncolo Rosso Doc Friuli Colli Orientali

Dolce

La Crostata di Mirella Cantarelli

Vino

Ribolla Gialla Spumante Brut

Vini

Durante la cena verranno serviti 3 vini dell’Azienda Agricola Ronchi San Giuseppe (www.ronchisangiuseppe.com) di Spessa di Cividale del Friuli (Udine), selezionati da Alfonso Galvano di “Vineggiando” (Cantù)

Costo della cena: 35 euro

Prenotazioni: Tel. 031 704915 oppure ilgaribaldicantu@libero.it oppure info@mangiacomescrivi.it

Antichi sapori di un tempo…c’era una volta…..i castelli di Romeo e Giulietta

Castello di Giulietta - particolare della TorreAntichi sapori di un tempo…c’era una volta…..i castelli di Romeo e Giulietta

Un viaggio nel verde delle colline del veneto, tra le testimonianze del Palladio, la terra e il vino, gli antichi sapori della cucina storica di Amedeo Sandri e Maurizio Falloppi e la triste favola di Romeo e Giulietta: siamo a Montecchio Maggiore ai Castelli di Bellaguardia e della Villa conosciuti anche come i castelli di Giulietta e Romeo, sfortunati e appassionati amanti la cui leggenda fu narrata dal conte Luigi Da Porto e successivamente ripresa da William Shakespeare.
Acquistati nel 1742 dal Comune di Montecchio Maggiore dopo vari interventi di restauro oggi il Castello di Giulietta è un ristorante con una splendida terrazza da cui si gode un panorama unico sulle verdi colline intorno dove Amedeo Sandri è indiscusso regista in Le torri del Castello di Romeo a Montecchio Maggiore (1)cucina. Insieme a Maurizio Falloppi, sommelier, ormai da diversi anni, scrivono a quattro mani…….di cibo e di vino, LA CUCINA STORICA DI AMEDEO SANDRI E MAURIZIO FALLOPPI, testimoni storici della  ricerca di vecchie ricette tramandate, di gusto e di ricordi, ricette che oggi sono reinterpretate e riproposte, e che fanno parte del nostro patrimonio culturale; ma non è solo letteratura, la loro, ma ricerca, studio, andare su e giù per casolari e osterie, monti e colline, offrendo successivamente nei loro scritti una preziosa testimonianza, lo studio di ricette, dato che ambedue si sentono legati ai valori della tradizione del buon cibo e del buon bere del territorio veneto e vicentino, ricette antiche, sicuramente tramandata da qualcuno e, successivamente, interpretate e  rivisitate: questo per proseguire la mission che anima chi ama il buon cibo, raccontare come il fascino della cucina sta nella capacità di incontrare sensibilità nuove senza per questo stravolgere le basi storiche di prodotti e piatti del nostro Paese e la nostalgia dei ricordi legata al sapere, profumi e sapori.

Entrambi valdagnesi, chef e sommelier, insieme per fare “quattro chiacchere sulla cucina vicentina” come scrivono, per ritrovare i sapori antichi per una preziosa testimonianza di cucina storica: la cucina vicentina è composta di piatti semplici, di tradizione contadina, IMG_2405che seguono l’andamento delle stagioni e dei relativi prodotti che si raccoglievano nei prati e nei boschi e ogni piatto è legato ad una parte del territorio e le preparazioni si basano ancora oggi sui prodotti tipici: i bisi di Lumignano (frazione di Longare), gli asparagi bianchi di Bassano, i torresani di Breganze, i formaggi di Asiago, le ciliegie di Marostica, il riso di Grumolo delle Abbadesse, la patata di Rotzo e il sedano di Rubbio (frazione di Conco), i tartufi a Nanto, il broccolo fiolaro di Creazzo, la mostarda di Montecchio Maggiore, la sopressa di Valli del Pasubio, gli gnocchi con la fioreta di Recoaro Terme e poi, il piatto più tipico, il baccalà alla vicentina.
La cucina è una delle espressioni più profonde della cultura di un Paese: è il frutto della storia e della vita dei suoi abitanti, diversa da regione a regione, da città a città, da villaggio a villaggio. La cucina racconta chi siamo, riscopre le nostre radici, si evolve con noi, ci rappresenta al di là dei confini. È cultura attiva, frutto della tradizione, per questo, da salvaguardare e da tramandare con l’insieme di usi e costumi, di stili di vita, di consuetudini e di tradizioni degli uomini. E’ una forma di civiltà quella di riscoprire sapori perduti, per ritrovare l’insieme dei valori che anche attraverso la tavola un popolo si tramanda, rinnovandoli continuamente, e che ne costituiscono l’identità culturale.
……la musica, la cultura, l’arte, la cucina sono l’anima di un popolo….

Ricetta antica rivisitata tratte da
Abbecedario di cucina veneta
di Amedeo Sandri e Maurizio Falloppi

asparagi e uovaAsparagi e uova
Non bisogna dimenticare che da metà marzo fino a tutto maggio gli asparagi freschi assumono il ruolo di protagonisti della tavola. Lessarli all’impiedi con acqua salata che arrivi sotto le punte dei turioni, solo sotto forma di vapore, quindi stenderli ad asciugare per fare smaltire i bollenti spiriti su un telo di lino. Servirli ancora accaldati accompagnandoli con mezze uova bazzotte (rassodate per circa 6 minuti in modo che il tuorlo rimanga morbido e cremoso), olio extravergine d’oliva, ottimo aceto di vino bianco, sale e pepe di mulinello, lasciando a ciascun commensale il compito di formare sul piatto la propria salsa nella quale intingere gli asparagi lessati.
Vino consigliato: Durello Brut

La locanda di Fabio Cambi

11203086_1396234977368047_1961878715242671897_nLa locanda di Fabio Cambi

Avere cura dell’ospite vuol dire avere le stelle nel cuore
Firenze è bellissima  ma i fiorentini non perdono tempo a dirlo, fanno finta che non gl’importi, che non si sappia, Firenze non ha tempo per guardarsi allo specchio, muta e si trasforma, ma è nella sua camaleontica natura, basta qualche chilometro e ci si trova in collina, terrazze a strapiombo su tanta bellezza, e la natura che qui certo non è matrigna, piena di colori, di cipressi, di tetti rossi.
Firenze non indugia su se stessa, non si guarda, ma conferma la sua vocazione di città d’arte  e di turismo ed è piena di volti, di storie di vita che vogliono dire soprattutto chef leonardo Scuriattiospitalità. In questa città la cucina è fatta da personaggi che sono veri talenti, da generazioni, giovani, pazzoidi, geniali e sperimentatori, ma anche legati alle tradizioni, innovatori, provocatori, la filosofia dell’ospitalità, che a Firenze è il vero lusso, ovvero la semplicità, senza  ricorrere a effetti speciali che ormai appaiono vuoti, privi di contenuti, dove si riscoprono gli ingredienti, si valorizzano le materie prime, perchè qui cuochi si diventa cercando e sperimentando, frugando nella memoria alla ricerca di sapori e saperi, accorgendosi di cosa si ha ‘sotto il naso’, usando con intelligenza le risorse, senza mai abdicare alla qualità delle materie prime, che è poi la qualità della vita.
Un isola, Corso Italia al 19 rosso, un oasi di silenzio, vicino quello che fu il Teatro Comunale, una piazza verde come uno smeraldo, palazzi severi, austeri, grande signorilità, classe, le famiglie dei  fiorentini “bene”, si apre una new entry nell’universo della ristorazione fiorentina, la boutique del gusto “La locanda di Fabio Cambi”, qui il sapore è un percorso poliedrico che si alimenta di tutti i nostri sensi, si dice che bendandosi gli occhi la nostra concentrazione aumenti, che la ricezione delle papille si acutizzi, la sensibilità alle sfumature si accentui… può darsi, ma noi crediamo che la “percezione estetica del gusto” sia un’esperienza completa, un viaggio attraverso un equilibrio tra creatività, sostanza e immagine. E i cinque sensi sono tutti perfettamente accordati, fabioperché anche la vista gode di un armonia di colori, interni sobri, arredi  discreti, colori pastello, atmosfera evocativa privilegiando i beige e i marroni, in terra il caldo teack dal colore brunito tendente al nero, un grande albero spicca nel centro della sala, tra foglie e fiori d’anturium, mille candele palpitanti che creano sottintesi angoli di complicità.
Un incontro sorprendente con il proprietario,  Fabio Cambi, un pilastro della ristorazione fiorentina dal 1950, partito dall’Oltrarno da una fiaschetteria – L’Antico Ristoro del Cambi – presta la sua professionalità ad una nuova avventura con competenza, coadiuvato dalla moglie e dalla bella figlia Elisa in sala, executive chef Leonardo Scuriatti: in sala si vive un singolare racconto dove il “primo attore” di questo viaggio del gusto è sicuramente la bistecca, di scottone femmine, regale, calda, quasi sensuale nella sua prepotenza, appena posata sul vassoio, unica…… “la fiorentina”!

Fabio Cambi e lo chef Lorenzo Scuriatti ci portano per mano in un locale bellissimo, incastonato come un gioiello nel cuore di Firenze, ad un passo dal polmone verde del Parco delle Cascine, i cui tratti distintivi abbinano  l’estro culinario del patron Cambi e la garbata attenzione dello chef Scuriatti. L’uno in cucina, l’altro in sala, officiano il rito della tavola facendo parlare da sé una materia prima di altissima qualità accompagnata da 10929547_1400500780274800_7774998309862071263_netichette di tutto rispetto. Lorenzo Scuriatti, scuola di Leonardo Romanelli, insegnante, in ambito food un mito del giornalismo e della critica, lo chef fiorentino ha un’appartenenza gastronomica ampia, frutto delle molteplici esperienze che lo hanno visto tra celebri fornelli della Toscana: un apprendistato gastronomico completato da una bella vena creativa, elementi che oggi gli permettono di raccontare storie di gusto con rara delicatezza, capacità in grado di accostare armonicamente nel piatto gli ingredienti più diversi in intrecci inconsueti. La sua base ispiratrice è la Toscana, declinata in una miriade di sapori.
E nasce un magico fil rouge tra il locale odierno di Fabio Cambi e la toscana dell’800, il patron ha l’abilità, come un inatteso giocoliere, di  portarci come flash back in un mondo fatto di vecchie ricette di casa, chiacchere davanti al fuoco scoppiettante, lucide pentole di rame dove profumi antichi “cantano” in una lenta cottura, dove collane d’aglio e prosciutti del Casentino sono attaccati a vecchi schidioni di ferro, il rosso fuoco delle collane di pomodorini, gli odori dell’orto, da cui si intravedono i cancelli ornati dal glicine….tutto questo è Toscana, Firenze, cucina semplice ma gourmet, ricette tramandate con arte.

Press: Cristina Vannuzzi Landini
Alla Locanda di Fabio Cambi
Corso Italia, 35 – tel 055/288771
50123 Firenze
www.locandadifabiocambi.it